tutto quello che so dell’analisi…

settembre 30, 2011

oggi mettendo in ordine ho trovato dei quaderni su cui ho studiato analisi 3 e meccanica, vi propongo perciò un live twetting della preparazione di questi due (ultimi) esami:

- tutto quello che so dell’Analisi me lo hanno insegnato Del Bosco e la Viola.

- la noia mi sta avvolgendo come miele.

- abbiamo una paura maledetta di sentirci soli. di non essere nessuno. di non valere nulla.

- il problema è non sapere contro chi devi combattere. che sia un nemico oscuro che agisce, tu non te ne rendi conto e devi combatterlo. ma non hai le armi, o forse le hai, ma non sai dove sparare.

- qui ci vuole un’idea.

- io guardo fuori dalla finestra e piove, guardo fuori e mi tranquillizo, mi calmo. vedo le piante che si bagnano e penso che non ci puoi fare null. la pioggia cambia tutto, e non sempre basta un ombrello.

- quale è stato il peggior periodo dell’anno? se chiudo gli occhi sento il freddo, il buoi, la stanchezza, il pullman, i libri, i classici. ora è lontano.

- scrivere che y() è pari mi ha già inculato una volta.

- troppa ruggine.

- è che in fondo non senti la giusta motivazione.

- seee e questo quando, dove e come mi sarebbe venuto in mente?

- ma quante cose mi devo ricordare?

- quand’è l’ultima volta che hai vinto?

- qui si va avanti a furia di caffè.

- se passo lo scritto ti offro colazione, pranzo e cena.

- è facile salire sul carro quando sta andando. ti accodi e poi magari vinci pure. la vera difficoltà resta farlo partire, spingelo, poi va. tu resti sopra e alla fine arrivi con tanta di quella gente che nemmeno ti pare vero di trovarti con le mani piene di calli per la fatica fatta in tre all’inizio.

- sai dove stiamo andando? no, ma preferisco andare che fermarmi.

- non ce la faremo mai.

- happy family.

- le parole sono importanti.

- S. Giovanni di Fisher.

- oggi qual è la tua storia?

- fino a qui tutto bene…

- ah, ma allora era facile. easy.

- se domani divento ricco parto e non torno più.

- Roger rabbit diceva che alel volte la sola cosa che ti salva la vita è una risata. non sbagliava. ridere serve. anche quanto tutto va male, trovare qualcosa per cui ridere ti aiuta.

- io parto e dove vado?

- Calvin & Hobbes.

- dov’è che abiti tu? io non mi ridordo l’ultima volta in cui ho potuto dormire.

- più passa il tempo più svuotiamo le nostre parole. più ripetiamo sempre le stesse. se chiediamo scusa, in realtà non è poi così sentita. se diciamo grazie deòòe vpòte è di riflesso. così svuotiamo il sentimento delle nostre frasi le rendiamo senza significato.

- nonostante tutto, ricordati che pure la peggiore giornata finisce e che da domani bisogna ricominciare.

- usiamo la formula.

- non ho scelta, te la devo scrivere.

- colonna sonora Lily Marlyn, che vedi sempre alla tv.

- alla fine se scegli bene il resto è poi solo fortuna e casualità. fortuna, quella dei latini.

- io ci credevo, giuro c’ho creduto.

- aiuto sto affogando.

- la soluzione ce l’hai sempre avuta.

=== insufficiente dello scritto di giugno, lo si ridà a settembre.===

- è un’altra storia studiare sul treno

- il limsup carissimo

-  ci abbiamo preso?

- la penna non scrive

- le parole sono importanti.

- er lemma.

- il fatto è che te ne accorgi di come si sente la gente: lo si vede e lo si sente. A volte semplicemente non vogliamo lasciarci fuorviare solo da un dettaglio.

- giunti ad una tappa.

- ricominciamo

- …e un pezzo lo abbiamo capito.

- e i calcoli se li fa lui?

- ormai il caldo mi perseguita.

- quanti ricordi di mare di studio, ricordi di geometria 1.

- che palle sto teorema è solo lungo. (ma mi ha davvero salvato)

- lo rifacciamo?

- devo capire una cosa e mezza.

- no, l’acqua no. non sugli appunti.

- inizia ad essere noioso.

- bisogna saper ballare, controllare il corpo, così andrai davvero avanti, così sappiamo chi sei.

- cala su tutto una grossa nebbia.

- diamoci di zeri.

- il grosso problema restano e saranno i punti di accumulazione.

- questa battaglia prima o poi la vincerò.

- i telefilm alla mattina mi ricordano quando ero bambino, che da malato potevo stare a casa e guardarli.

- altro che battaglia, è una guerra.

- e se provassimo a vedere il tutto da un’ottica diversa?

- e non l’ho ancora capito.

- tanti ricordi di referendum.

- sono arrivto ad un certo punto in cui non vuoi più lottare, vorresti davvero solo incassare.

- se c’è una speranza questa risiede nei prolet.

- e io dove lo trovo tutto ‘sto tempo?

- see vabbè.

- quello che mi ha detto ‘sì’ che mi ha tirato su il morale.

- dai, non mollare mai.

- possibile che sbagli?

- e pensavo dondolato dal vagone…

- e io ci sarei dovuto arrivare di mio?

- sono sulle montagne russe.

- ma sì, facciamo finta che funzioni.

- cosa ti è rimasto in fondo agli occhi lo sguardo non è più quello.

- venerdì, sabato, domenica.

- troppa notazione e formalismo non aiutano.

- ci  sono pagine avvolte nella nebbia.

- uno spiraglio di luce.

- ci vorrebbe un’idea semplice, ma oramai sono troppo strutturato.

- ‘furiaceka’ mi ha salvato la vita.

- adesso si balla.

- è ‘Francesco Brioschi’ la nebbia si dirada.

- ‘dove vai? se cerchi in giro non la troverai. la strada è buia se, prima non guardi dentro a te.’

- una speranza?

- che sbatti essere un supereroe.

- ook.

- per preparare l’esame mi servirebbe il macchinario di ‘Inception’.

- le serie di (Yves Saint) Laurent, che idiota.

- la mia bravura mi ha davver stupito.

- da non crederci.

- come Napoleone a Walterloo…o no?

- La funzione f soddisfa quindi lo stesso p.c. di g e per l’unicità locale della soluzione f=g quindi è pari/dispari.

- f lipshitziana in x uniformemente in t, in un intorno del punto iniziale esiste quindi una unica soluzione locale del p.c. assegnato.

- f C^1(Omega) quindi il p.c. assegnato ammette una ed una sola soluzione locale f.

- la quiete prima della tempesta.

===Scritto,18===

- ha davvero dei begli occhi da aquilotto

- è letteralmente una corsa al massacro.

- credo che metterò su i Doors.

- è come un incontro di boxe, e devi resistere 2 round.

- it’s shaun the sheep.

- facciamo un attimo il punto della situazione: non abbiamo tempo.

- altro che le fasi del cordoglio, siamo ampliamente alla rassegnazione.

- no non finirò mai, però è meglio provarci.

- che silenzio che c’è in giro. ma il tempo corre e le lancette che vanno avanti mi martellano.

- si inizia a scricchiolare.

- ora mi ‘mancano’ due settimane di puro terrore.

- h 15.44 finito di ripassare tutto una volta.

- non bocciarti ancora prima tu, lascia che siano loro a farlo.

===Orale, 23===

 

cronache di lezioni ed esercitazioni di meccanica razionale. strumenti che ti venivano in mente copiando alla lavagna la Bonadies:

alabarda

forcone

macete

schiacciasassi

fiocina

falce

fucile di precisione

disco rotante di Xena

arco

sguinzagliare un pitbull

pietre

cerbottana

bomba a mano in bocca

sfera pokè(per catturarla)

katana

terminiamo con una frase uscita in un momento di vera disperazione e noia: “ma all’università non le fanno le prove anti-incendio?”

=======

Credo che i grandi ricordi arriveranno poi, quando tutto sarà finito o quando sarò abbastanza lontano per riuscire bene a vedere oltre la nebbia delle emozioni e andare oltre, a quei ricordi davvero indelebili.

 


ore che non passano

agosto 7, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "SamueleGhilardi"

ci sono dei libri che non avrei mai letto se non fossi stato obbligato. ci sono dei libri che non avrei mai avuto il coraggio di prendere in mano. ‘la coscienza di Zeno’, ‘Madame Bovary’ tra i vari. loro sono giganti e io un nano. se ci penso sopra mi tornano in mente i momenti in cui li leggevo, tempi andati. però alla fine grazie – pausa – se ci penso ognuno di questi classici mi ha lasciato qualcosa. forse è per loro che mi capita più spesso di preferire un classico ad un contemporaneo. loro sono eterni.

quante ore mancano? siamo soltanto sicuri che prima o poi passerà. anche l’estate. che si porterà via ogni singolo giorno di vacanza, che aspetterà un anno prima di tornare. lo sappiamo, anche l’estate finirà. come tutto. alle volte mi fa paura pensare alla fine, ho paura a pensare a quale sarà l’ultimo momento. i finali aperti e improvvisi non li reggiamo perchè non ci piace che la fine arrivi senza che ce lo aspettiamo, vogliamo sapere. già, ma non possiamo. ed è meglio così.

ci sono dei pomeriggi che non hanno odore. ci sono delle giornate che passano perchè devono. sembra che tutto ti stia scivolando addosso. allora cerchi di far di tutto per farlo passare il tempo. provi a leggere, provi ad ascoltare la musica, speri in un bel film alla televisione. ma non basta. ci sono dei giorni che sono più lenti di altri, che il tempo non passa e che ti senti quell’impeto addosso che ti fa credere di non dover stare fermo. oggi è domenica. tranquillo, domani è lunedì.

“…si laudato per Frate Vento aria, nuvole e maltempo…”

 


la pioggia che rilassa

giugno 16, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "zunardu"

oggi guardavo fuori dalla finestra e pioveva. oggi mi sono goduto il temporale da camera mia. in silenzio, a sentire la pioggia che cade, il ventoche muove tende e alberi. sapevo che ce l’avrei fatta, ma non volevo. sapevo che le cose sarebbero andate male. a ripensarci le cose non vanno mai come te lo aspetti, più le programmi, più te le immagini più ti deluderanno. ma oggi no, davanti a quella finestra c’era tutto. davanti a quella finestra ci stava la leggerezza che ormai sto cercando da tanto tempo, da troppo. e allora stiamo a guardare, primo o poi finirà.

tanto sono sicuro che non lo vedrai. passerai e te ne andrai via in silenzio.

abbiamo paura del silenzio. abbiamo paura di fare un viaggio in macchina e non dirci nulla. abbiamo paura di guardarci negli occhi e poi, dopo, salutarci. abbiamo paura di non avere nulla da dire. abbiamo paura di essere insignifcanti. abbiamo paura che non saremop ricordati. troppa gente piuttosto che star zitta, parla. di qualsiasi cosa. delle volte ci rifugiamo nella musica, ci rifugiamo nel telefonino, in una sigaretta, ci rifugiamo in qualcosa che faccia passare il tempo. è solo che il silenzio ci spaventa, e non lo sappiamo apprezzare fino a fondo.

“…e la canzone andave elegante, l’orchestra era partita, decollava…”


parallelismi

giugno 6, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "eleraja"

ti basta davvero un nulla per tornare qualche istante nel tuo passato. non necessariamente un’epifania, qualcosa di assoluto ed enorme. la classica reminiscenza dei film in cui lo sguardo di una casa fa riemergere uno dopo l’altro i ricordi; più semplicemente qualche parole, belle giornate, sorrisi, sapori. ci sono dei luoghi che restano per sempre in noi. camminarci in mezzo delle volte ci è indifferente, altre volte è come navigare in un fiume di emozioni che affiorano. si sono quei percorsi ‘abituali’ che ad un certo punto smettiamo di percerpire, idealizziamo e incameriamo. così un po’ di pioggia ti porta a fare le strade di una volta, e un po’ di sole ti fa prendere più volentieri quella bicicletta che stava là appoggiata.

siamo poco educati alla poesia. a scuola un po’ ci provano a spiegarci quanto sia bella, in pochi ce la fanno. un concetto che mi ha sempre piaciuto è stato quello della similitudine, metafora, analogia.  la bellezza sta nel fatto che posso descrivere un’azione mediante qualcos’altro, riuscendo a risaltarne degli aspetti mediante immagini ancora più forti. Oppure posso essere in grado di descrivere qualcosa parlando di tutt’altro. solo ad un certo punto dò la chiave di collegamento e chiudo il mio parallelismo, che se no se ne sta ben lontano dal suo vero significato. Pensare che sia il mio più caro amico a scriverle forse può aiutarmi a sentire quelle poesie così lontane dalle nostre canzoni, vive.

qualcuno spesso mi rifila la storiella che le poesie moderne sono le canzoni. vero, ma fino ad un certo punto. bisogna vedere quanto sia invasiva la musica. nel passato si usava la metrica per leggere i poemi, si cercava di dare un ritmo. spesso vedo gente in mezzo ad un palco che si crede chissàchi e inizia la sua pomposa lettura. penso che per tanti sia davvero la morte della poesia, ci vuole passione, ci vuole cultura, conoscenza. Come puoi far piacere Dante rendendolo semplicemente simpatico, alla mano, moderno. devi capirlo, devi renderti conto di quanto sia grande l’universo che percorre per capire che non è semplicemente il tifo per una squadra di calcio. alle volte ci farebbe a tutti bene riprenderci qualche verso e impararlo a memoria, ma chi ha voglia di perdere tempo per il bello?

“…davanti ad un mare, venerato…”


il fattore C.

giugno 3, 2011

tratta da flicrk.com dall'album di "diego quintana"

non dobbiamo mollare. non siamo soli, ci sarà sempre qualcuno nella nostra vita. alle volte se ne sta dietro di noi, a nostra insaputa a volerci bene, forse basterebbe girarsi e trovarlo. Oggi ho fatto un viaggio bello lungo in treno, 4 ore e mezza su un regionale. passare davanti al mare in treno ti fa pensare, ti fa riflettere, ti calma, ti fa venire in mente delle idee. Alla volte le foto non bastano per cogliere anche quegli odori, l’aria del finestrino, la tua stanchezza addosso. Il paesaggio è unico la sua emozione tua. così te ne stai in piedi affacciato al finestrino a vedere i paesini di mare che iniziano a vivere, che iniziano l’esate. Calmi, come sei tu là, come devi esserlo.

la verità è che per fare il colpo grosso ci vuole culo. per quanto tu possa pianificare, osservare, studiare; ciò che distingue la vita da un algoritmo è che c’è un tasso di imprevedibilità. qualcosa che sfugge al nostro controllo e ci può portare là, dove non saremmo altrimenti potuti arrivare, o forse ce l’vremmo pure fatta ma in maniera più sporca. trovarti in giro a quell’ora, avere proprio tu quel libro, sapere a memoria quel numero di telefono. Sono cose da nulla, ma è nel contesto che davvero ci danno quella grossa spinta che non avremmo. è come nel film “match point”, la pallina cade da una parte o dall’altra per ‘fortuna’, bisogna coglierla, e rendersi conto di quanto sia indispensabile. aggancio.

Io non credo che si possa essere davvero felici. ci sono momenti in cui lo siamo, ma sono brevi e sfuggevoli. ci sono momenti in cui tante cose ci vanno bene, ma non ci rendiamo conto di quanto in reatà le cose stinao davvero andando bene, e le lasciamo passare. Poi ci sono quelle volte che non sai come esserlo felice, ci provi, ma non c’è mai nulla che ti vada bene. Tranne nel primo caso, anni dopo ci si accorge di quello che è passato, ci si accorge che è possibile essere felici. ma c’è il rischio di cercare solo quella di felicità, quella felicità che è voltata e che mai più tornerà, per fortuna. domani ci riserva sempre qualcosa di nuovo, così mi accontento di andare a dormire e sapere che una speranza c’è per tutti e che le forze le abbiamo dentro da sempre, serve solo saperle tirare fuori. il resto è solo gestione e tattica. ma su quello siamo davvero esperti.

“…hoping for the best, but expecting the worst…”


riprendiamo

gennaio 9, 2011

tratta da flcikr.com dall'alubm di "orsocurioso"

alla fine poi ci sei tornato. hai rivisto quella casa, ti sei di nuovo ricordato di chiudere quella finestra. ma ora è diverso. c’è passata così tanta gente che nemmeno la riconosco più. ho paura di perdere la memoria, quel poco che mi resta. terrorizzato dal fatto che, domani, è pur sempre un altro giorno che si porta via tanto o poco di ieri, del passato. oggi riflettevo su come ci siano certe nostre scelte che ci portano da parti opposte a distanza di anni, senza poter tornare indietro. Insomma che ci siano dei movimenti e trasformazioni nella nostra vita che non sono reversibili. Prendere un vaso ad esempio: potete spostarlo sul tavolo su cui si trova, ma se andate oltre i bordi. crash.

Allora poi ci pensi e ti vengono in mente le scene migliori, quando te ne stavi là seduto sulla panchina ad aspettare il pullman, vedendo che tutto attorno è assoultamente scolorito. da solo, perchè non c’era nessuno a quella fermata. e mai nessuno sarebbe arrivato. così aspetti e nella speranza che ti venga in mente l’idea della tua vita guardi quelle piante che crescono libere verso il cielo azzurro e così ti chiedi cosa c’è oltre?! ma tanto tu sei seduto, al massimo arrivi a 2 metri e 60, saltando!

come ogni fine ce ne vuole una. mi ricordo che anni fa, quando viaggiavo nel cielo finii l’opposto di oggi. spensierato. finii senza preoccupazioni. poi tutto andò bene, o male. dipende. è solo che non sai mai quale sia la formula giusta, sempre che ce ne sia una. così mi sono messo lontano, ho ascoltato quella canzone e finalmente mi ritrovo seduto qua, a contare i giorni che mancano, rendendomi conto che non sono mai abbasantanza, ma anche avess centr’anni la vita non sa aspettare. sarebbe solo tempo bruciato.

“…il curatore sembra un buon diavolo…”


riaffiorare

gennaio 5, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "ely_photo"

facile gestire il vantaggio e non avere nessuno dietro. facile vincere sempre. facile giocare sapendo già che non rischi nulla. facile chiedere di uscire ad una ragazza sapendo già che lei ti dirà di sì. facile andare in piazza sapendo già che non ti ascolteranno. facile svegliarsi la mattina e trovare l’ordine del giorno libero. facile vivere coi vantaggi. certo. ma la vita è qualcosa di più. ti capita ogni giorno un imprevisto e poi tu nemmeno sai come affrontarlo. non è facile, ma dà gusto.

un salto lungo 8 anni. un ricordo ormai sbiadito. e riportato a galla più forte e vivido che mai. la mente non è la stessa anno dopo anno. qualcosa rimane impresso a fuco, altre cose se ne vanno via come foglie secche al vento. appena cadono ci sono le vedi e te le ricordi, anni dopo manco ti ricordi che fossero esistite. così ti devi impegnare a costruire quel tuo grande back-up di memoria, per il futuro, quando piangerai ricordando quei tempi così lontanti e quelle emozioni perfette.

era tanto tempo che non mi capitava. che bello. dodici. e nemmeno te ne rendi conto, un fiume in piena. poi però troncato d’improvviso ma pazienza, era quello che ci voleva. un finale non è perfetto se non è sospeso. o tragico, meglio il primo. allora ci ripensi e vedi tutte le cose che in passato non erano andate. quelle situazioni così assurde e senza senso in cui ti eri ritrovato. hai imparato ad ascoltare comunque il tuo primo istinto, non perchè dice la cosa da fare, sul momento la puoi smentire; ma a lungo termine ti accorgi che è davvero la cosa giusta. che aveva detto il primo istinto? nulla. era impegnato a schivare colpi bassi.

“…Le fotografie dei matrimoni si conservano perfettamente nel tempo…”


På gjensyn

novembre 29, 2010

tratta dall'album mio profilo di Facebook

è solo che a volte ci ripenso.

partiamo da Torino una fredda domenica di novembre. Il cielo e grigio, fa freddo. Si vanno a prendere tutti i passeggeri, incastrandoci bene noi e i bagnagli nella macchina del viaggio. Poi si parte, verso Orio al Serio, verso il parcheggio. Già con un passo verso la meta. E alla fine poi da quando lascio la macchina  diventa tutto un fiume di ricordi che rapidi si susseguono…

il bar che non ci voleva far sedere all’areoporto. il soffitto scoperto.  la divisione dei NOK. il viaggio. l’arrivo. la scommessa tra Elisa e Gabri sul patto di Shengen. il pullman all’uscita. i bagali disposti in maniera ordinata. il buio. le case illuminate sulla via. la voce dell’autista. l’arrivo a Oslo. il viaggio verso l’ostello. il freddo. la stanza. il bagno che aveva la doccia divisa solo da una tendina dal resto. le stovigilie. la cena portat da Torino e mangiata nei piatti di plastica. la partita a calcetto. la prima notte. le chiccchierate notturne. la sveglia. i gabbiani di furoi. il buio. la colazione nel locale a fianco. l’inizio della visita. il freddo. le bici. le casette.il sole che inizia a sorgere.  tisane. le stovigle da affittare. le lenzuola di carta. il caclceltto. la città. Deli de Luca, 7 Eleven. le camminate. Il passo di marcia Serena e Elisa. Porte delle casette. Case colorate. milioni di foto. il Palazzo Reale. la guardia amica del Nero. la vera colazione di sere. il tram che era bloccato da una macchina posteggiata male. le coperte sui tavoli esterni dei locali. le bici col freddo. Gabbo gps umano. Vigelandsparken (che alla fine invece era bello) .le statue. la colonna. Bygody. la traversata. il camioncino che si ferma per farci passare. i fiordi. la cassa automaitca. la fame. buio in centro alle 4 del pomeriggio. il municipio. nobel per la pace per obama. mercatino. paesaggi notturni. hard rock cafè e le magliette trasmarenti. l’area pedonale. Sone Gagate. la luminaria. la macchina foto di Elisa, defunta. il grande icebar. il sole alle 9 del mattino. la piazza principale. la mia amica all’info tourist point. Drobak. il paese dei pescatori e di Babbo Natale. le lanterne. chiesetta. la cinquecento. paesaggi meravigliosi. foto, e ancora foto. l’aria fredda. le pozzanghere ghiacciate. le barchette ormeggiate. tramonti. l’ufficio di Babbo Natale. babbo natale. letterine di babbo natale. il negozietto con solo articoli natalizi, e le donne. impazzivano. Il castello a Oslo. le foto sbilenchi. L’opera. il tetto. la ciambella calda. lo shopping per gli amici. la ricerca del ristorante tipico a poco prezzo. la paseggiata al freddo. il gioco di carte. le risate. la collina sopra Oslo.La neve, finalemente. il trampolino per il salto con gli sci. i cappellini del nero. il nostro vagare con le borse. l’autista che rallenta per farci fare le foto. la felpa di Gabri. il contare i soldi per non tornare con il monetame. il cambio al volo di una maglietta all’Hard Rock. il ritorno all’areoporto. il pranzo da Mc donald’s, di nuovo. le valigie ordinate. i paesaggi che ci salutano. i ricordi congelati. la nostalgia che senti che tutto è finito. il freddo arrivati all’areoporto. l’attesa. a Bergamo. pantaloni bianchi a quadri per viaggiare.l’aereo del museo vicino al parcheggio. sulla strada del ritorno. la tangenziale libera. la pausa cena all’autogrill .ciao Nero. ciao Sere. ciao Eli. ciao Gabbo

På gjensyn, arrivederci Oslo. e grazie di tutto.

Già, mi sarò dimenticato qualcosa. avrò commesso qualche imprecisione. ma Oslo è stato questo. Non c’è tono commemorativo o celebrativo. Però, a un anno di distanza, quanti ricordi, quante emozioni che riesci ad associare. già. E alla fine quello che ti resta è ben più di una maglietta, una cartolina, una penna e una bottiglietta d’acqua. Quello che ti resta nel cuore è quel viaggio. lasciando tutto qua. con gli amici. con voi.

mi basta chiudere gli occhi e ripensare a quel freddo, a quel buio a quell’aria. per un istante, solo uno. mi sento più leggero.

“…mi prendi allo stomaco, mi fai morire…”


tempus

novembre 27, 2010

tratta da flicrk.com dall'album di "aquila460"

“lo facevo per ingannare il tempo” – disse. “No, è il tempo che inganna te.” – gli rispose. Ecco esordisco con questa citazione di Gabri per fare qualceh riflessione. Il fatto è che il tempo, di per sè ha dimensioni e percezioni differenti a seconda di dove lo si trascorre. Sembra una stupidaggine, ma istanti belli nel presente diventereanno momenti pieni nel futuro. Pensate a una mano sfiorata per la prima volta dalla ragazza che vi è sempre piaciuto. Dura un attimo quell’istante, ma anni dopo lo ricorderete pieno, lungo e dettagliato, come se il tempo si fosse dilatato.

Altre volte il tempo si contrae, quasi a eliminarsi. sia sulle brutte esperienze, sia su quelle belle. E questo ci aiuta, ci fa capire come sia possibile deformare il nostro ricordo, come sia comuqnue difficile avere un mentro, un orologio universale, non non è relatività. E’ che alla fine non viviamo un mondo lineare e continuo. E’ come se localmwente il tempo fosse lo stesso, ma globlamente subisce delle deformazioni.

Pensa ad un anno fa. Cavolo, ne è passata di acqua sotto i ponti. Pensa a cosa eri, cosa sei diventato e cosa vuoi diventare. Pensa alla fatica nel far passare certe giornate, alla felicità nel trascorrerne altre. Le montagne russe. Ci provi a capirlo il tempo, perchè quando lo avrai capito e avrai smesso di combatterlo sarà il tuo più granmde alleato. Il probelma è che ora come ora mi sento in ritardo, sono in ritardo da una vita ormai…

“…dei morti in battaglia ti porti la voce, chi diede la vita ed ebbe in cambio una croce…”


palo

novembre 7, 2010

tratta da flickr.com dall'album di "cuma travel"

pioggia. E’ tutto il week end che non si è visto un raggio di sole. cielo grigio, buio. E poi tante cose da fare, commissioni, telefonate, appuntamenti. Frastornato e stordito da te stesso. Ma più ci pensi e più non ci credi. E’ che sono convinto si a solo questione di tempistica: ieri, oggi, domani. Non è l’azione di per sè a essere negativa, ma la sua tempistica. I talenti sono quelli che vedono il possibile al limite dell’impossibile. quando tutti dicono “no, non ce la si può fare..”! un muro non è un ostacolo è solo la sfida di domani. E se come in Kill Bill ti rompi le nocche a romperlo, beh non preoccuparti. Sarai più forte.

Oggi il Papa ha consacrato la Sacrata Famiglia. pazzesco, 120 per costruirla, il cantiere di Dio. Però, che ricordi, soli 2 anni fa io c’ero e l’ho vista da vicino. Da lasciarti senza parole,  ammutolito. Possente, imponente e magnifica. Così oggi che guardavo quelle stupende immagini alla televisione ripensavo a quella vacanza. lacrima.

Non è chi corre più veloce che vince. A salire sul podio sarà chi ha gestito meglio il tempo. già, giorno dopo giorno, istante dopo istante. programmare tutto, organizzare. Poi però ti vedi quello che parte efa lo scatto, tu provi a seguirlo, ma non ce la fai. ti senti perduto per sempre, poi continui col tuo passo, senza ormai speranze di recuperarlo. a finire di essere sempre quell’eterno secondo che tanto disprezzi. Ma da lontano compare quella sagoma. ci credi. lo prendi. e lo superi, ora si va… ma il traguardo sembra non arrivare mai. e se qualcuno lo avesse già tagliato?

“…fuori le palme e il vento suda aria di pioggia e di infelicità…”


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