stare al passo

agosto 2, 2011

tratta da flcikr.com dall'album di "dolce_luna"

c’è un tempo per ogni esperienza. spesso dipende dall’individuo, dalla realtà in cui viviamo e dai nostri amici. in ogni caso c’è un tempo per tutto. delle volte penso che i 15 anni non tornano più e che quello che potevi fare allora adesso non lo puoi più fare. andare troppo piano o troppo veloce fa male. ti fa vivere male al tua vita: prima o dopo ti pentirai di non aver tenuto il ritmo. ti sentirai troppo vecchio per andare ad una festa o troppo giovane per poter avere una certa autonomia.

per quanto sia difficile, e per quanto sia impossibile crederci delle volte ci azzecchiamo nei rapporti. delle volte sappiamo tendere la corta in modo giusto, senza spezzarla. delle volte anche noi le sappiamo fare le scelte giuste. solo che. solo che andare avanti con gli anni vuol dire anche crescere e cambiare, perciò non possiamo adoperare la stessa ottica di anni fa col mondo, siamo cambiati noi e il mondo che ci circonda. ci dà fastidio essere trattati come lo eravamo 2 anni fa. il problema è che se le cose vanno bene è impossibilie non cambiarle, al massimo possiamo provare a cambiare con loro.

di tutti i giorni che ho passato con una penna in mano a scrivere formule il peggiore era quando scrivevo e non capivo. così come tante altre volte nella vita mi capita di sentirmi vivere addosso. di vedere gli altri che camminano e io che non riesco, che seguo il passo del gruppo e io che me ne sto seduto e fermo a guardare e cercare di imparare. a capire come va il mondo. finchè la tua visione spiega e comprende tutto, non ci sono problemi. le grane arrivano con le eccezioni.

“…I ain’t got nothin’ but love babe…”


la pioggia che rilassa

giugno 16, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "zunardu"

oggi guardavo fuori dalla finestra e pioveva. oggi mi sono goduto il temporale da camera mia. in silenzio, a sentire la pioggia che cade, il ventoche muove tende e alberi. sapevo che ce l’avrei fatta, ma non volevo. sapevo che le cose sarebbero andate male. a ripensarci le cose non vanno mai come te lo aspetti, più le programmi, più te le immagini più ti deluderanno. ma oggi no, davanti a quella finestra c’era tutto. davanti a quella finestra ci stava la leggerezza che ormai sto cercando da tanto tempo, da troppo. e allora stiamo a guardare, primo o poi finirà.

tanto sono sicuro che non lo vedrai. passerai e te ne andrai via in silenzio.

abbiamo paura del silenzio. abbiamo paura di fare un viaggio in macchina e non dirci nulla. abbiamo paura di guardarci negli occhi e poi, dopo, salutarci. abbiamo paura di non avere nulla da dire. abbiamo paura di essere insignifcanti. abbiamo paura che non saremop ricordati. troppa gente piuttosto che star zitta, parla. di qualsiasi cosa. delle volte ci rifugiamo nella musica, ci rifugiamo nel telefonino, in una sigaretta, ci rifugiamo in qualcosa che faccia passare il tempo. è solo che il silenzio ci spaventa, e non lo sappiamo apprezzare fino a fondo.

“…e la canzone andave elegante, l’orchestra era partita, decollava…”


detto ora

giugno 5, 2011

tratta da flcikr.com dall'album di "Sauce Babilonia"

più ci penso, e più mi rendo conto di quanto certe scelte siano sbagliate, ma sul momento tu non te ne renda conto. c’è un fenomeno di perturbazione degli eventi, locale e globale. oggi cambia poco, ma ci sono dei giorni che sono davvero dei punti di svolta. e me li sarei persi. ci sono quelle volte in cui hai fatto bene ad esserci. Non è tanto la tua assenza a cambiare i fatti, ma la tua presenza. Se mi fossi ritrovato in quella situazione allora, ce l’avrei fatta, ora sarei libero, ma forse non sarebbe cambiato molto. forse sarebbe come prima.

delle volte cadiamo in circoli infiniti di ripetizioni. non riusciamo ad uscire dal nostro quotidiano.  le ore non passino. i minuti non si arrestano più. siamo in balia delle nostre precezioni. facciamo così fatica a guardare il mondo in maniera distaccata. analizziamo i successi globali, senza mai fermarci a darne una visione d’insieme. non riusciamo a vedere negli altri noi stessi, i nostri difetti, i nostri comportamenti. ci stiamo male per come una persona si comporta con noi, ma facciamo fatica ad ammettere che anche noi faremmo la stessa cosa. c’è paura a pensare che siamo uguali, vorremmo essere tutti diversi unici e speciali. putroppo, e per fortuna siamo soltanto noi.

la pioggia cade. dalla finestra del bar vedi le macchine che passano. vedi la gente che cammina proteggendosi con un ombrello, sotto i balconi. vedi le gocce d’acqua mosse dall’aria. piove e tu sei dentro. a guardare, a far passare il tempo. a cercare una realtà che non c’è, che appare. ho il terrore di finire solo, che alla fine della grande maratona non ci sia il mio capitano o il mio gregario. il mio compagno di viaggio. da solo non puoi farla la volata. non puoi arrivare in cima. il problema grosso è che troppe volte pensiamo soltanto alle scalate brevi, ma non ci rendiamo conto che la scalata continua della vita non si ferma e ci chiede sempre di più di salire.

“…i sax spingevano forte, come i ciclisti gregari in fuga…”


il fattore C.

giugno 3, 2011

tratta da flicrk.com dall'album di "diego quintana"

non dobbiamo mollare. non siamo soli, ci sarà sempre qualcuno nella nostra vita. alle volte se ne sta dietro di noi, a nostra insaputa a volerci bene, forse basterebbe girarsi e trovarlo. Oggi ho fatto un viaggio bello lungo in treno, 4 ore e mezza su un regionale. passare davanti al mare in treno ti fa pensare, ti fa riflettere, ti calma, ti fa venire in mente delle idee. Alla volte le foto non bastano per cogliere anche quegli odori, l’aria del finestrino, la tua stanchezza addosso. Il paesaggio è unico la sua emozione tua. così te ne stai in piedi affacciato al finestrino a vedere i paesini di mare che iniziano a vivere, che iniziano l’esate. Calmi, come sei tu là, come devi esserlo.

la verità è che per fare il colpo grosso ci vuole culo. per quanto tu possa pianificare, osservare, studiare; ciò che distingue la vita da un algoritmo è che c’è un tasso di imprevedibilità. qualcosa che sfugge al nostro controllo e ci può portare là, dove non saremmo altrimenti potuti arrivare, o forse ce l’vremmo pure fatta ma in maniera più sporca. trovarti in giro a quell’ora, avere proprio tu quel libro, sapere a memoria quel numero di telefono. Sono cose da nulla, ma è nel contesto che davvero ci danno quella grossa spinta che non avremmo. è come nel film “match point”, la pallina cade da una parte o dall’altra per ‘fortuna’, bisogna coglierla, e rendersi conto di quanto sia indispensabile. aggancio.

Io non credo che si possa essere davvero felici. ci sono momenti in cui lo siamo, ma sono brevi e sfuggevoli. ci sono momenti in cui tante cose ci vanno bene, ma non ci rendiamo conto di quanto in reatà le cose stinao davvero andando bene, e le lasciamo passare. Poi ci sono quelle volte che non sai come esserlo felice, ci provi, ma non c’è mai nulla che ti vada bene. Tranne nel primo caso, anni dopo ci si accorge di quello che è passato, ci si accorge che è possibile essere felici. ma c’è il rischio di cercare solo quella di felicità, quella felicità che è voltata e che mai più tornerà, per fortuna. domani ci riserva sempre qualcosa di nuovo, così mi accontento di andare a dormire e sapere che una speranza c’è per tutti e che le forze le abbiamo dentro da sempre, serve solo saperle tirare fuori. il resto è solo gestione e tattica. ma su quello siamo davvero esperti.

“…hoping for the best, but expecting the worst…”


il tempo però non basta

aprile 18, 2011

tratta da flickr.com dallalbum di "lastquest"

Alle volte sognamo così lontanto che nemmeno noi crediamo di poterci arrivare. Poi passano gli anni, le cose cambiano ci arriviamo e scopriamo che in realtà non era poi quell’isola così fantastica che avevamo idealizzato. Sì è bella, ma ha anche dei difetti. Così alle volte succede che interi periodi della nostra vita sono alimentati da sogni che una volta realizzati non sono come pensavamo. Anzi sono peggiori. Il fatto è che siamo così più motivati a correre lontano, a resistere. Perchè poi arriva il giorno in cui ti fai la fatidica domanda, ti guardi attorno guardi chi ti sta vicino e ti dici: “qual è la mia di via?”.

il tempo non basta da solo. Siamo noi che dobbiamo però agire. possiamo avere pazienza e tanta forza di volontà, ma se non proviamo ad assestare qualche colpo non riusciremmo mai a vincere. No scusate, non a vincere, ma a ottenere ciò che vogliamo. Ormai è passata l’idea che si vince o si perde, chi arriva secondo già non esiste. Che poi a essere secondi bisogna pure imparare, bisogna lottare, sapere che forse un giorno potrai diventare primo, ma che il tuo posto è sempre quello là, il numero 2. Allora se te ne stai seduto a lasciarti passare addosso gli anni finisce che arrivi alla meta, ma quando ormai è troppo tardi, quando dovresti arrivare ad un’altra.

Io non so cosa succede, ma più vado in giro più vedo che le persone nè hanno fiducia degli altri nè tantomeno provano a capirli. Vedono diritti dove non ce ne sono. Sono davvero rimaste poche le persone che provano a staccarsi da questa dilagazione di egoismo. Da questo terrore che comunque tu lo puoi fare e gli atlri dopo. Nessuno mai prova a dire, fallo tu, io posso anche aspettare un po’. Ecco se trovate qualcuno così, come voi. Non lasciatevelo scappare, forse vi darà poco subito, ma ripensandoci capirete che quella persona è colui che più di tutti vi ha insegnato qualcosa: “siamo tanti, io sono così.”

“… it’s hard to be calm when you find something going on..”


come anni fa

aprile 10, 2011

tratta da flick.com dall'album di "Candido33"

“I had a dream”. la frase è volutamente al passato. perchè in effetti io una volta un sogno ce lo avevo. il fatto è che il tempo ormai sta passando e quel sogno sembra sempre alla stessa distanza, lontano. E’ come se fosse l’orizzonte, in qualunque direzione io vada: avanti o indietro. quel sogno se ne sta alla stessa distanza. Una volta mi ero seriamente chiesto come realizzarlo, vi erano delle possibilità e soprattutto la volontà di saper sognare. Come quando a 5 anni sogni di fare l’astronauta, in realtà potrebbe accadere anche, diciamo che a 15 anni è molto più difficile da coltivare come sogno.

Oggi stavo sentendo una trasmissione alla radio, e parlavano degli idealisti. Parlavano di quelle persone che astraggono un concetto, lo fanno diventare un’idea e lo riportano nella propria vita. E’ una visione del mondo, come dire: “prima c’è l’idea di ciò che fai, poi ci sei tu e la tua lettura.”. Ecco una volta io ero idealista. Una volta pensavo che ci fossero precisi concetti da dover esprimere. Una volta sapevo toccare quelle idee coi sogni. Riuscivo a fare regali. Riuscivo a chiedere “scusa”. Poi il mondo è caduto, mi ha trascinato giù e devo di nuovo imparare. In realtà so che è una buona cosa. Tutti i ricordi legati a quei momenti, sono felici e positivi. Arrivati ad un certo punto però sembra che quella capacità di vedere l’idea non ci sia più. Proprio non riesca a trovare dello spazio attorno a sè. COsì tu te ne stai a vivere, cercando di ragionare epensare come prima ti veniva naturale, ma senza renderti conto che tu sei cambiato cresciuto e che il mondo attorno  te non è rimasto lo stesso.

“ho fiducia nei miei simili”, sono terribilmente convito che nessuno mai vorrebbe male a qualcun altro. Sono sicuro che le relazioni vanno costruite, tutte non solo quelle d’amore, in due direzioni. Anche distinte, ma il cammino va fatto assieme.LA grande verità è che alle votle ti basta una serata lontana per capire che ti sei salvato. Sei riuscito a non affondare. Ripensandoci fu proprio allora che trovasti la tua salvezza, senza cui ora non saresti qui. Il più grande salvagente del mondo, posato a caso in una libreria, tu lo vedi, lo afferri e ti salvi, non affondi. Ripensandoci è proprio in quel bar che aleggiava un aria tiepida, che le voci non esistevano e tu chiedevi aiuto. Ti eri reso conto che non era la tua vita, quella, no non lo era. “Il giovane Holden”.


pensa progetta fai

marzo 7, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "My Buffo"

siediti e scrivi cosa devi ancora fare. nella giornata, nella settimana, nel mese, nell’anno, nella tua vita. pensiamo a cosa c’è ancora da fare. non è tempo buttato. vaghiamo spesso vivendo alla giornata, aspettando che arrivi la rivoluzione a ghigliottinarci e non facciamo nulla per evitarlo. elencare gli obiettivi è un primo passo. sapere dove vogliamo arrivare, quale percorso vogliamo fare. la vita è un tragitto che va solo avanti. noi non possiamo fermarla, al massimo stare a guardarla fermi mentre ci sfugge davanti. primo: pensa a quali sono i tuoi obiettivi.

a questo punto sappiamo dove si vuole arrivare. pensiamo ora a come arrivarci. Quali sono i nostri mezzi? chi siamo noi? cosa possiamo fare, cosa non sappiamo fare? possiamo imparare? cos’è che ci manca per arrivare a quell’obiettivo. tempo? volontà? quali sono quei tasselli che non ho. dove li posso prendere?! chi ci è riuscito, come ha fatto? pianificare. a breve medio e lungo termine. ma non stiamo fermi. per vincere una guerra ci vuole t attica ma anche azione. qui si organizza, dopo si agisce. secondo: pianificare.

ora basta, alzati e vai a fare quello che devi. piantala di lamentarti, smettila di piangerti addosso non serve a nulla. e nemmeno la compassione degli altri ti aiuta. siamo noi che dobbiamo lottare.  siamo noi quelli che sono in campo. non i nostri tifosi, non i nostri amici. noi. ogni tanto dobbiamo chiedere aiuto e farci aiutare, ma se volgiamo avere salde basi dobbiamo essere noi a lottare. dobbiamo essere noi a buttarci nel fango. imparare e soffrire tanto, ma vivere. terzo: si va in scena.

“…oh, m’ispiri il Signore dal cielo…”


sei come me

marzo 6, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "Stigs"

perchè tu in fondo sei come me. pensi che nessuno sia cattivo, è semplicemente che non capiamo il suo di punto di vista, e che a volte si fanno scelte sbagliate. Anche tu ti fidi dell’altro, anche se in passato ti hanno sempre deluso, raggirato. Tu sei meglio di me. E’ più forte di te. Ti comporti come se all’altro importasse davvero qualcosa, come se l’altro fossi tu. E a volte davvero non ce la faccio. Ti vedo e trovo in te tutti gli errori che ho fatto nel corso di questi lunghi anni. Vorrei dirti quali evitare e quali no, ma non riesco. Ho preso certe botte che mai mi sarei aspettato, e che alla fine mi son servite ben poco. Altre mi hanno portato qui di fronte a te.

Non riesco a dirti che hai sbagliato qualcosa, forse ciò che io avrei voluto era diverso da quello che serviva o che tu volevi in quel momento. Non è la migliore delle scelte possibili, ma le regole le fai tu, mica io. Anzi no, le regole le fa chi vince. Chi, davvero crede che il mondo si possa e si debba cambiare. Nemmeno tu sei sempre convinto di quello che fai, ma ci metti comunque il cuore. Nemmeno tu pensi sempre di avere ragione, anzi fai  tanta di quella ginnastica per metterti nei panni dell’altro che hai quasi paura a vestire i tuoi di panni. Vivi con l’idea che è sempre l’altro ad avere l’idea migliore, a te capita solo a volte. Vivi con la paura di non arrivare alla fine della tua giornata. Anche a te da fastidio litigare con una persona, vorresti ragionare e capire dove sta la ragione per andarci assieme. Anche tu spesso sacrifichi più te stesso per non avere problemi con gli altri.

Ti assicuro che di rimpianti ne ho quanti ne vuoi. Delle volte mi siedo sul letto e mi vien da pensare come sarebbe la mia vita se avessi fatto scelte diverse. se avessi incontrato le stesse persone ma in altri momenti. se ci fosse qualcuno accanto a me. delle volte so che guardi il cellulare sperando che qualcuno ti scriva perchè gli interessa farsi sentire, sapere che c’è. senza che ci sia un vero perchè. Fa strano ma io quel messaggio lo aspetto da una vita e non arriva, ma nemmeno a te. se no quel cellulare non lo guarderesti più. se no semplicemente risponderesti, manderesti messaggi.

Quando sei sulla vetta della montagna per raggiungerne una più alta devi scendere per poi risalire lungo un’altra valle. Non è  facile. non è possbilie. Se pensi a quanto ti aspetta ancora della vita e a quanto sei stanco ti rattristi, però…

però delle volte ci sono quelle giornate piene di sole, di aria calda e di bei momenti che ti fanno capire che è davvero possibile un domani. Ti fanno sperare che le cose potrebbero andare meglio, domani. Che non siamo solo delle facce, ma delle persone, che valgono qualcosa. Che abbiamo anche noi un cuore e a qualcuno interessa davvero come stiamo. Tu non smettere mai di provare emozioni così forti, perchè se no finirai per spegnerti ingrigirti e diventare così distante da chi sei davvero che non ti riconoscerai più.

“…basta un giorno così…”


con la faccia nel fango

febbraio 25, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "kibalcic"

quando c’è da combattere difficilmente ci tiriamo indietro. magari all’inizio vorremo starne fuori, magari all’inizio preferiamo non schierarci. esplode il primo colpo e tutti andiamo a combattere. pugna, poelia, bella. Poi finiamo per essere grandi generali o semplici soldati. ma a sbattere la testa nel fango ci andiamo noi. a vincere o a perdere. altri invece se ne stanno fuori. discutono, fanno politica. dicono cosa è giusto e cosa è sbagliato. fanno il bello e il cattivo tempo. ma tanto sei tu che metti la faccia nel fango. tu e i tuoi compagni. che poi non ti daranno mai una medaglia al valore, semplicemente ti diranno grazie, ringraziando prima loro stessi.

fa paura pensare di essere soli. fa paura pensare che in una giornata nemmeno una persona ci pensi. cosa vuol dire non valere nulla per nessuno? siamo trasparenti? dov’è che l’altro ci dimostra quanto valiamo. si è squadra se esisto per tutti: se faccio un errore i miei compagni mi aiutano, se loro sbagliano io provo a rimediare. la questione è semplice. io cosa faccio per l’altro!? a questo punto ci sarà un attimo di silenzio e ci sarà la domanda peggiore, la più difficile perchè la risposta dipende ben poco da noi. l’altro cosa fa per me. silenzio.

non credo che mi andrebbe tanto bene di non poter vivere il mio presente. spesso da giovani abbiamo dei sogni, crescendo e non realizzandone alcuni il nostro futuro diventa sempre più nebbioso. ecco pensate un attimo a quando finirete l’università, cosa sarà il vostro lavoro. pensate a quando dovrete scegliere cosa sarà del vostro domani, certe scelte ci porteranno lontani altre ci lasceranno dove siamo. il problema è solo la nebbia che noi abbiamo intorno. quanto lontano vogliamo vedere.

“…sono comunista che per questo non vi vota…”


accade comunque

febbraio 18, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "Daniel Leicher"

ci riflettevo oggi. qual è la nostra percezione del mondo per ciò che non ci tange. è il solito discorso della “misrabilità”: finchè io non ho conseguenze da quel fatto per me è come se non fosse accaduto. in ogni caso per me, per noi qualcosa esiste soltanto se ne veniamo a conoscenza. L’assurdo è più legato alla vita quotidiana dei singoli, che non al villaggio globale in sè. Posto il problema vediamo ora di analizzare due aspetti fondamentali legati a ciò.

1. la nostra vita è continuamente influenzata dal mondo esterno. la nostra vita è un continuo di situazioni, di cause e di conseguenze. diciamo che c’è una direzione lungo cui siamo noi a muoverci, e c’è però uno spazio che ci vincola. ecco pensiamola così. lo spazio è il mondo esterno la linea la nostra vita, il percorso le nostre scelte. pensateci, due persone non si vedono da mesi, non vuol dire che non esistono l’uno per l’altro. io posso benissimo pensare a lui ogni giorno e non comunicarglielo. lui si è messo in testa che non è nessuno per me, mentre per me è un caro amico. il problema è che spesso non potersi rendere totalmente conto della relatà attorno a noi ci porta a imboccare traiettorie che apparentemente sono correte, ma che poi si rivelano totalmente errate, che non portano a nulla. da nessuna parte.

2. l’altro grosso problema è la percezione che noi comunque abbiamo di queste realtà. già perchè mettiamo pure il caso di riuscire a sapere tutto, ciò che assolutamente è ignoto a noi, è l’altro. è il peso che le persone danno alle loro azioni. pensateci. entrate in università, vedete una vostra compagna di corso, due secondi la guardate negli occhi, “ciao”. Per te magari non è nulla, per lei invece è un raggio di sole nella giornata(magari gli piaci, magari era triste, etc…). Ciò che in qualche maniera riusciamo a prevedere sono i pesi che i nostri amici danno alle nostre azioni. ma nella vita di sociale di tutti i giorni è molto difficili valutare questa importanza. l’unico consiglio che vi posso dare, è quello di trattare comunque tutti come se fossero persone e non individui con un fine. uno scopo. rendere comunque la persona unica riesce a spiegare perchè a volte gente appena conoscitua sa essere così disponibile.

“…ma quante braccia ti hanno stretto per diventar quel che sei…”


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