in attesa del peggio

maggio 27, 2012

il momento peggiore non è quando un fatto triste accade, ma quando ci rendiamo conto che accadrà e non possiamo fare nulla per evitarlo.  siamo legati in attesa che arrivi il giudizio. è l’attesa che ci distrugge. quando tutto attorno a te prende la piega sbagliata ci sono due momenti fondamentali: quando accade e quando te ne rendi conto. più distaccati sono questi due momenti, più il danno fatto è grosso.

‘non lasciatevi abbattere dalle notizie che si sentono in giro’ non è un mio pensiero, ma lo condivido. non fraintendetemi, la vita resta sempre una lunga camminata piena di sofferenza e fatica, ma volta a cercare e trovare la felicità. non dobbiamo essere tristi, lasciandoci sovrastare dal peso degli altri. la vita è oggi e sarà domani, e le brutte notizie non fanno che rovinarci e toglierci le forze. il sorriso.

ognuno di noi ha un suo libro, la canzone speciale, il film delle grandi occasioni. il nostro ricordo spesso si lega a dettagli marginali. stando in un bar a bere un caffè sentiamo la radio, girando nei negozi la canzone. ma non tutto ci resterà addosso per sempre. tuttavia delle volte è una parola a restare, un gesto a cambiare tutto e allora viviamo, coronati di tanti piccoli particolari che ci rendono la vita speciale e da ricordare.

“…noi le dicemmo vieni dolce sarà la strada…”


cosa voglio?

maggio 20, 2012

tratta da flickr.com dall’album di “federica.piersimoni”

non è mai facile capire dove vogliamo andare. c’è chi ha un solo sogno, da sempre; c’è chi sa cosa non vuole; c’è chi guarda solo agli altri: c’è chi semplicemente aspetta. il problema è che il tuo sogno si può infrangere, che alle strette ti ritrovi a dover fare quello che odiavi, che gli altri pure possono sbagliare e che il destino ti lasci semplicemente andare avanti, senza meta. porsi un obiettivo, vivere con delle mete a breve medio e lungo termine. io ho paura di sognare a medio termine. a lungo non ci provo nemmeno. perchè so che ormai il tempo passa e forse certe scelte non le puoi più fare, ora.

le generazioni non si sanno parlare. chi è più vecchio pensa di sapere tutto e chi è più giovane non accetta di imparare. delle volte è difficile cedere il passo, sapere quando c’è bisogno di esperienza o quando di novità. il fatto è che far pendere l’ago di una bilancia solo da un lato o dall’altro comporta squilibri e cedimenti. e spesso, a sfidarsi, giovani contro non-più-giovani, finiscono sempre a prevalere i secondi, più che altro perchè sanno a cosa vanno incontro. ma non si va avanti scontrandosi.

il vero piacere sta nel cogliere un’occasione casuale e valorizzarla. basta poco in fondo, una canzone, un balcone e un piatto di pasta. sogno la perfezione di quel tramonto. sogno di lasciare fuori tutti i miei pensieri e le mie responsabilità. io, ci voglio credere insomma. che poi alla fine basta davvero poco e tutto all’improvviso diventa nostalgico. come direbbe una mia amica “ti ci vogliono questi momenti”, “sì, ho bisogno di vedere che il caos più totale da lontano è quasi fermo”.

“…mentre la tiù diceva, bevila perchè…”


imparare a smettere

maggio 15, 2012

tratta da flickr.com dall’album di “María Lidón “

a forza di fare impari. più che una regola è un dato di fatto. se hai la tenacia di continuare nel tempo, di non mollare mai allora sì che avrai successo ed esperienza. delle volte ci dicono che siamo portati per un qualcosa: sport, attività, studio… in realtà è che ci mettiamo meno tempo di altri ad imparare, sappiamo proporre nuove idee e soprattutto non ci lasciamo scoraggiare. Non tutti lo possono fare in ogni ambito. a ciascuno il suo.

darsi una fine prima del tempo limite. c’è una linea sottile che separa la necessità di smettere dalla volontà. chi riesce a cavalcarla e non tornare indietro vive serenamente la sua scelta. è la u.s. sapendo che te la puoi godere più di quella di domani. il problema è rendersi conto che non si ha più carburante. chi si dà una fine è anche per rinnovare e provare nuove strade, non sempre per abbandonare la nave che affonda.

io guardo a domani. solo che attorno c’è nebbia. guardo a ieri e cerco di ricordare, ma nulla è chiaro. il passato tende a uniformarsi e idealizzarsi. la mia più grande paura è quella di non avere il domani che mi aspetto, e di non sapere cosa aspettarmi. l’incertezza. vivo appeso ad un filo, un giorno crollerò, ma fino ad allora cammino e vado oltre.

“…è domenica mattina e si è svegliato anche il mercato…”


far crollare i pilastri

marzo 31, 2012

tratta da flickr.com dall'album di "g4et4an"

Giulietta ama Romeo. ci sono delle situazioni che conosciamo e viviamo fin da quando siamo piccoli. sport, frequentazioni, amici, rituali sociali. e li sentiamo a loro modo perfetti, nel bene e nel male. possiamo pensare di migliorarli, ma non di cambiare idea a riguardo. insomma è difficile dopo 6 anni passati a praticare uno sport, tu capisca che sei portato per tutt’altra discipilina. l’idea di fondo di tante dimensioni della nostra vita è che dopo un assettamento iniziale, tendiamo ad essere abitudinari e non sapere più guardare oltre.

Giulietta e Romeo. Il mio professore di letteratura inglese alle superiori una volta ci disse: “ma ve li immaginate Romeo e Giluetta sposati e vecchi, seduti sulla poltrona a bere un brodino?”  no deve essere la risposta. perchè l’amore che c’è tra di loro è una fiamma, brucia tutto. non è l’amore eterno, anche se promesso. così io, spesso mi rendo conto che certe passioni, così forti all’inizio sono costrette a morire. e se non è così allora qualcosa non ha funzionato o non sta funzionando. badate bene, non sto parlando solo di rapporti sentimentali(di cui so ben poco) , ma di tanti altri aspetti della nostra vita(il lavoro, lo studio, le amicizie, lo sport…).

Giulietta senza Romeo. ci sono brevi momenti di lucidità in cui tutto diventa chiaro e le nostre categorie crollano: come se per un istante riuscissimo a vederci  da fuori da lontano. le nostre razionalizzazioni sfumano e le nostre paure diventano, spesso, le ragioni di un dubbio. a questo punto, quando ci è svelata la verità abbiamo due strade. restare fermi e capire che la vita comunque va avanti e un futuro c’è. O rompere tutto, far crollare i pilastri e ricominciare a vivere. c’è però un problema. più a lungo siamo stati, possiamo dire, intrappolati più a lungo  le nostre ‘fondamenta’ e le basi della nostra vita sono situate proprio là. così è vero che se distruggi una casa ne puoi costruire un domani una migliore, ma c’è il rischio che nel demolirla si danneggi qualcosa di te, e che non sempre si ha quella forza per voler ricominciare.

“…la strada è buia se prima non guardi dentro te…”


come il tuono

marzo 4, 2012

tratta da filckr.com dall'album di "Enrico Miglino"

fuori dalla finestra sento le macchine che passano. c’è vita. sono ancora qui. apro gli occhi e guardo la città dai vetri. sono le 6 del mattino: troppo presto per andare a lavorare, troppo tardi per tornare a dormire. un limbo. il letto è vuoto e disfatto. vago nella casa cercando cosa fare. è da poco passata l’alba. prendo lo stereo c’è ‘Nelson’, lo ascoltavo ieri sera.

apro il frigo e trovo una bottiglietta di succo di frutta ‘breakfast’, la tiro fuori; nella dispensa trovo una brioches al cioccolato. fuori non fa troppo freddo. apro la finestra sul balcone, l’alba è già passata da poco. il cielo è azzurro e rosato dalle nuvole. mi siedo a fare questa prima colazione. c’è un filo di vento. sta passando il pullman, è vuoto non c’è ancora nessuno in giro. solo il cielo e le case in lontananza, i monumenti e gli alberi del parco.

il succo è fresco e la brioches ha un ripieno al gianduija. la musica scorre e le parole di “Jeeves” sembrano nuove, come se non l’avessi mai ascoltata. oggi è solo lunedì e la settimana sarà lunga. che poi chi me lo fa fare di stare in quell’ufficio a capire come funzionano quei programmi. fin da quand’ero ragazzo il mio sogno è sempre stato quello di camminare fuori da dove mi trovavo. camminare in maglietta e pantaloni corti. respirare a pieni polmoni, sentire la primavera. ci ho pure provato quando sono cresciuto, ma il sapore non era quello che mi aspettavo. il problema è che non riesco mai a godermi questo bel panorama che ho da qui, sono sempre troppo impegnato a vivere e non tirare mai il fiato. eppure, eppure anche la vita prima o poi finisce.

la canzone sta per finire. suona la sveglia. qualcuno è arrivato a tirarmi fuori da questo limbo troppo perfetto per starci.

“…dice che era un bell’uomo e veniva dal mare…”


la neve nell’ombra

febbraio 29, 2012

tratto da flickr.com dall'album di ".m for matthijs"

un intero mese con la neve. in un angolo, al riparo dal sole è resistita tutto il mese. allora poi stai fermo a guardarla sciogliersi. ti vengono in mente quelle serate in cui non smetteva di cadere. sola e silenziosa, poi ti ricordi della città bianca e poi ti rendi conto che la vita deve continuare, è ricominciata. così sarà anche in futuro, e non solo per la neve. il tempo dà, il tempo prende e nulla resta in eterno. ci sono certi episodi che si protraggono un po’ oltre. ma prima o poi tutti passeranno.

per guardare al domani bisogna imparare a pensare diversamente. la prima difficoltà è andare contro al pensiero corrente. ormai si è radicato in tutti e nessuno più riesce a vedere una maniera diversa per affrontare la situazione. il secondo impedimento è andare contro a chi lo vuole cambiare semplicemente proponendo un’altra idea, ma sempre dello stesso modello di quella precedente. la chiave per un domani migliore sta comunque nel pensare diversamente, cambaindo gli approcci e mettendo mano alla nostra più grnade difesa: l’abitudine.

ci vuole ogni giorno una nuova sfida. guardarsi allo specchio e sentirsi arrivati non va mai bene, dobbiamo oggi cambiare. dobbiamo oggi metterci in gioco. pensare che una sfida oggi domani potrebbe più non aversi o ancora peggio potrebbe risultare inutile o troppo semplice. se sfidiamo sempre il passato vinceremo sempre ma non ci tempreremo, non saremo in grado di sopportare un domani i rischi. facile giocare ad una partita se sai già come si comportano gli avversari.

“…domani è un altro giorno, si vedrà…”

 


il paradosso della malafede

gennaio 10, 2012

tratta da flickr.com dall'album di "f-featherbrain"

“un paradosso è una conclusione apparentemente inaccettabile, che deriva da premesse apparentemente accettabili per mezzo di un ragionamento apparentemente accettabile”.

tra i più celebri paradossi c’è quello del Barbiere di Russel, di Achille e la tartaruga. spesso nella vita ci capita di avere a che fare con dei paradossi quando cerchiamo di generalizzare o capire un certo evento. perchè qualcosa non ci torna.

una celebre frase con cui si ricorda Andreotti è quella che dice “a pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca”, il paradosso è proprio questo. spesso nelle nostre giornate ci troviamo di fronte ad un fatto che non ci è chiaro o nella sua causa o in qualche suo aspetto. la prima soluzione che ci diamo è sempre quella ‘negativa’ ovvero quella in cui l’individuo viene penalizzato a vantaggio di altri/o. Il più grande dei problemi è far capire alla gente che non sempre è quella la sola ed unica spiegazione, che ce n’è pure una positiva, una che pur penalizzandoti non è mirata a quello. L’argomentazione più diffusa è sempre quella: ‘tu lo faresti?’. per pochi saranno quindi buone contemporaneamente tutte e due le ipotesi, fino a che una non cesserà di essere valida. positivo e negativo.

arriva poi, quasi sempre, il momento in cui si capisce quale fosse il vero motivo o come siano andati davvero i fatti. il problema è che molto spesso capita di accorgersi che vi era un fine egoistico, sempre a vantaggio dell’altro. che vi era la malafede dietro. che a pensar male ci avevamo azzeccato. e allora è qua che sorge il paradosso. perchè le persone globalmente sono buone ma nei singoli casi no? alle volte mi spaventa la grossa quantità di episodi in cui è evidente cosa sia successo, e per colpa di chi; quasi che l’altro ti voglia sempre fregare. homo homini lupus. resta però la grande idea di fondo, la speranza che mouve il mondo: avere fede nel prossimo.

“…e così anche il sabato è andato…”

 

 


vedo e provo a capire

gennaio 3, 2012

tratta da flickr.com dall'album di "loungerie"

sta nella visione che abbiamo. sta in ogni istante che passiamo a cercare nuove risposte. se ci penso è difficile dover andare avanti ogni giorno sapendo che tutto cambia, per restare com’è. Non so chi lo abbia detto ma è vero: dimmi una cosa e i classici ne hanno già parlato. così mi trovo a viaggiare per questa vita cercando un verso e una direzione; troppo spesso è proprio quello che ci manca per avere la nostra identità.

Ci sono dei giorni in cui prenderei la macchina e andrei in giro. viaggerei solo per il gusto di farlo: come fa Nanni Moretti in ‘caro diario’. Lui lo fa in motorino, io in macchina. A sentire la radio, finestrino abbassato e sole al tramonto o la mattina presto. viaggiare e sentirsi chiamato da una via piuttosto che da un’altra. viaggiare e scoprire che il mondo è così bello nelle sue piccolezze. fermarsi un istante e conoscere, avere un’idea. ecco avere un’idea.

alla fine te ne rendi conto di quanto sono superficiali le persone. ti rendi conto di chi ha un’idea e un’opinione. può darsi che siano giuste o sbagliate ma ce l’hanno. poi passi oltre e vedi un sacco di persone che parlano, parlano e non dicono nulla, parlano e non provano ad ascoltare. non provano a capire. il loro pensiero è quello giusto e chi non la pensa così sta sbagliando. io preferisco stare zitto perchè a discutere con un idiota c’è sempre il rischio di non capire chi dei due lo sia.

“…azzurro, il pomeriggio è troppo azzurro e lungo per me…”


oggi vicino e domani lontano

dicembre 18, 2011

tratta da flickr.com dall'album di 'my stification'

è così facile dare l’esempio che ormai non ci facciamo più caso.  non è difficile dire alla gente dove sbaglia o come potrebbe fare. il grosso problema è che nessuno mai capisce che è la visione più globale che dà la soluzione. è come a dire che non c’è continuità tra i piccoli gesti che facciamo e tutto il resto; serve che il comportamento globale sia corretto.

Un giorno mi è capitato di pensare a come cambia il mondo e a dove mi sta portando. ci sono dei gironi in cui mi sveglio e guardo fuori dalla finestra: cosa sarà il mio domani? poi so che devo prima vivere l’oggi, che l’oggi è la base del mio domani. Il grande problema è che alle volte mi sembra così tanto lontano il mio domani da quell’oggi che sto vivendo. Come se fossi in ritardo o come non fosse la via giusta, poi tanto scopri che alla fine arrivi ci arrivi lo stesso, e nulla ti cambia di più.

e se avessi ragione. il problema resta sempre il tempo. Perchè a fare una previsione non ci vuole nulla, il problmea è che devi anche azzeccare quando si avvera. Azzeccate queste due, allora puoi dire che avevi ragione, che nessuno te ne ha data  e che tanto stai in silenzio a guardare e capire che nonostante tutto era davvero così.

“…circolo, quanta inglesi che si annoiano…”

 


tutto quello che so dell’analisi…

settembre 30, 2011

oggi mettendo in ordine ho trovato dei quaderni su cui ho studiato analisi 3 e meccanica, vi propongo perciò un live twetting della preparazione di questi due (ultimi) esami:

- tutto quello che so dell’Analisi me lo hanno insegnato Del Bosco e la Viola.

- la noia mi sta avvolgendo come miele.

- abbiamo una paura maledetta di sentirci soli. di non essere nessuno. di non valere nulla.

- il problema è non sapere contro chi devi combattere. che sia un nemico oscuro che agisce, tu non te ne rendi conto e devi combatterlo. ma non hai le armi, o forse le hai, ma non sai dove sparare.

- qui ci vuole un’idea.

- io guardo fuori dalla finestra e piove, guardo fuori e mi tranquillizo, mi calmo. vedo le piante che si bagnano e penso che non ci puoi fare null. la pioggia cambia tutto, e non sempre basta un ombrello.

- quale è stato il peggior periodo dell’anno? se chiudo gli occhi sento il freddo, il buoi, la stanchezza, il pullman, i libri, i classici. ora è lontano.

- scrivere che y() è pari mi ha già inculato una volta.

- troppa ruggine.

- è che in fondo non senti la giusta motivazione.

- seee e questo quando, dove e come mi sarebbe venuto in mente?

- ma quante cose mi devo ricordare?

- quand’è l’ultima volta che hai vinto?

- qui si va avanti a furia di caffè.

- se passo lo scritto ti offro colazione, pranzo e cena.

- è facile salire sul carro quando sta andando. ti accodi e poi magari vinci pure. la vera difficoltà resta farlo partire, spingelo, poi va. tu resti sopra e alla fine arrivi con tanta di quella gente che nemmeno ti pare vero di trovarti con le mani piene di calli per la fatica fatta in tre all’inizio.

- sai dove stiamo andando? no, ma preferisco andare che fermarmi.

- non ce la faremo mai.

- happy family.

- le parole sono importanti.

- S. Giovanni di Fisher.

- oggi qual è la tua storia?

- fino a qui tutto bene…

- ah, ma allora era facile. easy.

- se domani divento ricco parto e non torno più.

- Roger rabbit diceva che alel volte la sola cosa che ti salva la vita è una risata. non sbagliava. ridere serve. anche quanto tutto va male, trovare qualcosa per cui ridere ti aiuta.

- io parto e dove vado?

- Calvin & Hobbes.

- dov’è che abiti tu? io non mi ridordo l’ultima volta in cui ho potuto dormire.

- più passa il tempo più svuotiamo le nostre parole. più ripetiamo sempre le stesse. se chiediamo scusa, in realtà non è poi così sentita. se diciamo grazie deòòe vpòte è di riflesso. così svuotiamo il sentimento delle nostre frasi le rendiamo senza significato.

- nonostante tutto, ricordati che pure la peggiore giornata finisce e che da domani bisogna ricominciare.

- usiamo la formula.

- non ho scelta, te la devo scrivere.

- colonna sonora Lily Marlyn, che vedi sempre alla tv.

- alla fine se scegli bene il resto è poi solo fortuna e casualità. fortuna, quella dei latini.

- io ci credevo, giuro c’ho creduto.

- aiuto sto affogando.

- la soluzione ce l’hai sempre avuta.

=== insufficiente dello scritto di giugno, lo si ridà a settembre.===

- è un’altra storia studiare sul treno

- il limsup carissimo

-  ci abbiamo preso?

- la penna non scrive

- le parole sono importanti.

- er lemma.

- il fatto è che te ne accorgi di come si sente la gente: lo si vede e lo si sente. A volte semplicemente non vogliamo lasciarci fuorviare solo da un dettaglio.

- giunti ad una tappa.

- ricominciamo

- …e un pezzo lo abbiamo capito.

- e i calcoli se li fa lui?

- ormai il caldo mi perseguita.

- quanti ricordi di mare di studio, ricordi di geometria 1.

- che palle sto teorema è solo lungo. (ma mi ha davvero salvato)

- lo rifacciamo?

- devo capire una cosa e mezza.

- no, l’acqua no. non sugli appunti.

- inizia ad essere noioso.

- bisogna saper ballare, controllare il corpo, così andrai davvero avanti, così sappiamo chi sei.

- cala su tutto una grossa nebbia.

- diamoci di zeri.

- il grosso problema restano e saranno i punti di accumulazione.

- questa battaglia prima o poi la vincerò.

- i telefilm alla mattina mi ricordano quando ero bambino, che da malato potevo stare a casa e guardarli.

- altro che battaglia, è una guerra.

- e se provassimo a vedere il tutto da un’ottica diversa?

- e non l’ho ancora capito.

- tanti ricordi di referendum.

- sono arrivto ad un certo punto in cui non vuoi più lottare, vorresti davvero solo incassare.

- se c’è una speranza questa risiede nei prolet.

- e io dove lo trovo tutto ‘sto tempo?

- see vabbè.

- quello che mi ha detto ‘sì’ che mi ha tirato su il morale.

- dai, non mollare mai.

- possibile che sbagli?

- e pensavo dondolato dal vagone…

- e io ci sarei dovuto arrivare di mio?

- sono sulle montagne russe.

- ma sì, facciamo finta che funzioni.

- cosa ti è rimasto in fondo agli occhi lo sguardo non è più quello.

- venerdì, sabato, domenica.

- troppa notazione e formalismo non aiutano.

- ci  sono pagine avvolte nella nebbia.

- uno spiraglio di luce.

- ci vorrebbe un’idea semplice, ma oramai sono troppo strutturato.

- ‘furiaceka’ mi ha salvato la vita.

- adesso si balla.

- è ‘Francesco Brioschi’ la nebbia si dirada.

- ‘dove vai? se cerchi in giro non la troverai. la strada è buia se, prima non guardi dentro a te.’

- una speranza?

- che sbatti essere un supereroe.

- ook.

- per preparare l’esame mi servirebbe il macchinario di ‘Inception’.

- le serie di (Yves Saint) Laurent, che idiota.

- la mia bravura mi ha davver stupito.

- da non crederci.

- come Napoleone a Walterloo…o no?

- La funzione f soddisfa quindi lo stesso p.c. di g e per l’unicità locale della soluzione f=g quindi è pari/dispari.

- f lipshitziana in x uniformemente in t, in un intorno del punto iniziale esiste quindi una unica soluzione locale del p.c. assegnato.

- f C^1(Omega) quindi il p.c. assegnato ammette una ed una sola soluzione locale f.

- la quiete prima della tempesta.

===Scritto,18===

- ha davvero dei begli occhi da aquilotto

- è letteralmente una corsa al massacro.

- credo che metterò su i Doors.

- è come un incontro di boxe, e devi resistere 2 round.

- it’s shaun the sheep.

- facciamo un attimo il punto della situazione: non abbiamo tempo.

- altro che le fasi del cordoglio, siamo ampliamente alla rassegnazione.

- no non finirò mai, però è meglio provarci.

- che silenzio che c’è in giro. ma il tempo corre e le lancette che vanno avanti mi martellano.

- si inizia a scricchiolare.

- ora mi ‘mancano’ due settimane di puro terrore.

- h 15.44 finito di ripassare tutto una volta.

- non bocciarti ancora prima tu, lascia che siano loro a farlo.

===Orale, 23===

 

cronache di lezioni ed esercitazioni di meccanica razionale. strumenti che ti venivano in mente copiando alla lavagna la Bonadies:

alabarda

forcone

macete

schiacciasassi

fiocina

falce

fucile di precisione

disco rotante di Xena

arco

sguinzagliare un pitbull

pietre

cerbottana

bomba a mano in bocca

sfera pokè(per catturarla)

katana

terminiamo con una frase uscita in un momento di vera disperazione e noia: “ma all’università non le fanno le prove anti-incendio?”

=======

Credo che i grandi ricordi arriveranno poi, quando tutto sarà finito o quando sarò abbastanza lontano per riuscire bene a vedere oltre la nebbia delle emozioni e andare oltre, a quei ricordi davvero indelebili.

 


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