novembre 29, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "gnugkx"
qualche anno fa, quasi casualmente, ascoltai un brano tratto da un libro: Moby Dick. Mi prese, soprattutto quando parlava di umido e piovviginoso novembre. Così provai ad andare oltre, a conoscere la Balena. Da allora ho provato ad imbarcambi sul Pequod ben tre volte, credo che tra poco bisongerà risalire seriamente. Allora lascerò tutti i miei beni più inutili o i miei pensieri a terra, salperò tre anni per poi tornare.
mi rendo conto di come sia scivolato tutto via. Di come le giornate oggi abbiano un sapore diverso, che ieri. Di come fa paura svegliarsi, meglio dormire, per sempre. Però ti perdi tutto,; scopri che anche il piacere di una cioccolata calda passeggiando e ascoltando la musica può dare piacere. La verità è che mi ammazza non avere una routine, avere vincoli mi ha sempre aiutato a sopravvivere, a non sbandare.
Quell’uomo aveva sempre ragione, capiva ogni dettagli anche i più invisibili. Nessuno lo ascoltava. Pandora no? ecco, quell’uomo sapeva di aver eragione, ma come poteva farla prevalere su chi era agressivo, su chi era un buon ciarlatano e su chi pensava di aver ragione solo lui. Così giorno dopo giorno cadde nel silenzio, non parlava perchè tanto nessuno lo ascoltava, pensava soltanto. Un giorno un ragazzo gli chiese un parere su una stora d’amore; disse la sua e venne ascoltato. la luce iniziò a tornare, assieme alla parola.
“…salvami ancora Jeeves…”
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agosto 7, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "SamueleGhilardi"
ci sono dei libri che non avrei mai letto se non fossi stato obbligato. ci sono dei libri che non avrei mai avuto il coraggio di prendere in mano. ‘la coscienza di Zeno’, ‘Madame Bovary’ tra i vari. loro sono giganti e io un nano. se ci penso sopra mi tornano in mente i momenti in cui li leggevo, tempi andati. però alla fine grazie – pausa – se ci penso ognuno di questi classici mi ha lasciato qualcosa. forse è per loro che mi capita più spesso di preferire un classico ad un contemporaneo. loro sono eterni.
quante ore mancano? siamo soltanto sicuri che prima o poi passerà. anche l’estate. che si porterà via ogni singolo giorno di vacanza, che aspetterà un anno prima di tornare. lo sappiamo, anche l’estate finirà. come tutto. alle volte mi fa paura pensare alla fine, ho paura a pensare a quale sarà l’ultimo momento. i finali aperti e improvvisi non li reggiamo perchè non ci piace che la fine arrivi senza che ce lo aspettiamo, vogliamo sapere. già, ma non possiamo. ed è meglio così.
ci sono dei pomeriggi che non hanno odore. ci sono delle giornate che passano perchè devono. sembra che tutto ti stia scivolando addosso. allora cerchi di far di tutto per farlo passare il tempo. provi a leggere, provi ad ascoltare la musica, speri in un bel film alla televisione. ma non basta. ci sono dei giorni che sono più lenti di altri, che il tempo non passa e che ti senti quell’impeto addosso che ti fa credere di non dover stare fermo. oggi è domenica. tranquillo, domani è lunedì.
“…si laudato per Frate Vento aria, nuvole e maltempo…”
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agosto 1, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "paolobalestra"
è un po’ che non scrivo. sono successe tante cose che mi hanno tenuto lontano, fisicamente ed emotivamente. arriverà il giorno in cui le avrò assimilate e traspariranno chiare e limpide.
siamo vittime del nostro passato. passiamo le giornate a provare a capirlo per poter agire bene oggi. quante occasioni perdiamo così? vogliamo sempre quello che non possiamo avere. mentre prepari gli esami vuoi solo un giorno di vacanza, ma appena finisce tutto ti ritrovi in silenzio a capire che poi non è così diverso. preferiamo il passato perchè lo conosciamo. preferiamo sapere quali battaglie dobbiamo combattere, preferiamo sapere chi è il nostro nemico. oggi no. oggi non possiamo.
gustarsi un film da solo capita poche volte, almeno a me. O sono di fretta o sono costretto a guardarlo a pezzi. prendermi una serata e vedermi ‘Jackie Brown’ era qualcosa che non mi capitava da tempo. E’ un momento che ho aspettato per tutto l’anno, posticipandolo sempre e rischiano poi di farlo passare. Ci sono dei momenti che ti vuoi gustare, che riesci a tenerti buoni e che, nonostante le tue aspettative, non ti deludono.
La grande idea ce l’hai poche volte nella tua vita. La grande idea ti arriva da lassù e non necessariamente è qualcosa di strabiliante, semplicemente ti fa cambiare ottica. La grande idea è lontana, ma presto ci arriverai, la devi raggiungere. Il problema è che nessuno di noi sa di cercarla o sa cosa cercare. E’ come una grossa caccia al tesoro, sai che c’è un tesoro, ma non hai indizi, solo brevi tracce e ostacoli da superare.
“…L’utopia è rimasta la gente è cambiata, la risposta ora è più complicata…”
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Luca | Messo il tag: film, idea, momento, passato, speranza, vita |
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giugno 8, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "angelocesare"
ci pensate mai a quello che eravate un anno fa? ci pensate mai ai cambiamenti graduali che vi capitano. salvo rare eccezzioni da un giorno all’altro cambiamo ben poco; può capitare un fatto raro e straoridnario, ma solitamente oggi siamo più o meno gli stessi di ieri. Se allunghiamo il nostro intervallo di analisi ad un anno cosa ne viene fuori? la prima grande domanda resta sempre ‘che battaglie ho vinto e quali ho perso?’, ‘dov’ero e dove sono?’, ‘cosa mi ha lasciato la strada che ho fatto?’. insomma fare un bilancio. un anno è tanto tempo, ma non troppo. Ci rendiamo conto che ci sono stati dei cambiamenti, anche grossi, ma (salvo sempre eccezzioni) abbastanza controllabili. Una cosa che cambia molto da un anno all’altra è la ‘prospettiva’ della tua vita. più andaimo avanti e meno sappiamo sognare, meno vogliamo sognare. non abbiamo le forze, non abbiamo il tempo. delle volte però capita che si rivalutino degli eventi, una sconfitta può diventare la più grande vittoria e, viceversa. col passare del tempo impariamo a distaccarci dagli eventi, ad avere una visione ‘dall’alto ‘, e questo può servire per guardare il percorso generale.
la grande idea sta in noi. dobbiamo solo riuscire a formularla, dobbiamo solo riuscire a trovarla. delle volte pensiamo che a suggerircela siano la TV, le canzoni, i libri, gli altri, il paesaggio…no. loro ci danno la chiave giusta, il resto sta a noi, a ciò che possiamo pensare. mi capita molto spesso di vedere gli altri sempre fare la cosa giusta e io di sbagliare. vedere gli altri che sanno cosa fare, perchè ci vanno sicuri, e io mi impanico. poi, parli con qualcuno e ti rendi conto che è così per tutti. che addirittura tu sembri sicuro. io? certo il fatto èche troppo spesso analizziamo e confrontiamo i comportamenti tra le persone dando per scontato una chiarezza e semplicità eccessiva.
certe volte per proteggerti prendi i tuoi sentimenti le tue emozioni, si chiudi in una scatola di metallo e li lasci lì a marcire fino a quando non sei tu a volerli aprire, o quando loro stessi riescono a venir fuori. vivere la vita da ‘protetto’ da se stesso ti uccide. passerai ogni giorno provando emozioni controllate, predefinite. E’ vero non soffirrai mai, ma nemmeno potrai raggiungere quella felicità che vedi negli altri. quel sorriso per un saluto. quella gioia nel fare colazione. quella spensieratezza che ci sta nella musica. tutto sarebbe come attutito e non sentiresti nulla, se non grosse emozioni che muoiono intrappolate in una grigia gabbia. rischiare fa male, perchè se perdi…perdi due volte: la posta in gioco e un po’ di te stesso. ma se vinci…vinci tutto. alle volte è eccesivo pensare che o si vince o si perde, c’è il pareggio, ci sono quelle situazioni a metà, già. si sopravvive di quelle.
“…sguardi persi oltre i vetri, oltre di noi…”
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Luca | Messo il tag: altri, emozioni, gioia, passato, pensieri, riflessioni, rischio, sentimenti, sofferenza, tempo, vita |
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giugno 5, 2011

tratta da flcikr.com dall'album di "Sauce Babilonia"
più ci penso, e più mi rendo conto di quanto certe scelte siano sbagliate, ma sul momento tu non te ne renda conto. c’è un fenomeno di perturbazione degli eventi, locale e globale. oggi cambia poco, ma ci sono dei giorni che sono davvero dei punti di svolta. e me li sarei persi. ci sono quelle volte in cui hai fatto bene ad esserci. Non è tanto la tua assenza a cambiare i fatti, ma la tua presenza. Se mi fossi ritrovato in quella situazione allora, ce l’avrei fatta, ora sarei libero, ma forse non sarebbe cambiato molto. forse sarebbe come prima.
delle volte cadiamo in circoli infiniti di ripetizioni. non riusciamo ad uscire dal nostro quotidiano. le ore non passino. i minuti non si arrestano più. siamo in balia delle nostre precezioni. facciamo così fatica a guardare il mondo in maniera distaccata. analizziamo i successi globali, senza mai fermarci a darne una visione d’insieme. non riusciamo a vedere negli altri noi stessi, i nostri difetti, i nostri comportamenti. ci stiamo male per come una persona si comporta con noi, ma facciamo fatica ad ammettere che anche noi faremmo la stessa cosa. c’è paura a pensare che siamo uguali, vorremmo essere tutti diversi unici e speciali. putroppo, e per fortuna siamo soltanto noi.
la pioggia cade. dalla finestra del bar vedi le macchine che passano. vedi la gente che cammina proteggendosi con un ombrello, sotto i balconi. vedi le gocce d’acqua mosse dall’aria. piove e tu sei dentro. a guardare, a far passare il tempo. a cercare una realtà che non c’è, che appare. ho il terrore di finire solo, che alla fine della grande maratona non ci sia il mio capitano o il mio gregario. il mio compagno di viaggio. da solo non puoi farla la volata. non puoi arrivare in cima. il problema grosso è che troppe volte pensiamo soltanto alle scalate brevi, ma non ci rendiamo conto che la scalata continua della vita non si ferma e ci chiede sempre di più di salire.
“…i sax spingevano forte, come i ciclisti gregari in fuga…”
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Luca | Messo il tag: altro, amici, difficoltà, impressioni, passato, paure, relazioni, scelte, tempo, vita |
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giugno 3, 2011

tratta da flicrk.com dall'album di "diego quintana"
non dobbiamo mollare. non siamo soli, ci sarà sempre qualcuno nella nostra vita. alle volte se ne sta dietro di noi, a nostra insaputa a volerci bene, forse basterebbe girarsi e trovarlo. Oggi ho fatto un viaggio bello lungo in treno, 4 ore e mezza su un regionale. passare davanti al mare in treno ti fa pensare, ti fa riflettere, ti calma, ti fa venire in mente delle idee. Alla volte le foto non bastano per cogliere anche quegli odori, l’aria del finestrino, la tua stanchezza addosso. Il paesaggio è unico la sua emozione tua. così te ne stai in piedi affacciato al finestrino a vedere i paesini di mare che iniziano a vivere, che iniziano l’esate. Calmi, come sei tu là, come devi esserlo.
la verità è che per fare il colpo grosso ci vuole culo. per quanto tu possa pianificare, osservare, studiare; ciò che distingue la vita da un algoritmo è che c’è un tasso di imprevedibilità. qualcosa che sfugge al nostro controllo e ci può portare là, dove non saremmo altrimenti potuti arrivare, o forse ce l’vremmo pure fatta ma in maniera più sporca. trovarti in giro a quell’ora, avere proprio tu quel libro, sapere a memoria quel numero di telefono. Sono cose da nulla, ma è nel contesto che davvero ci danno quella grossa spinta che non avremmo. è come nel film “match point”, la pallina cade da una parte o dall’altra per ‘fortuna’, bisogna coglierla, e rendersi conto di quanto sia indispensabile. aggancio.
Io non credo che si possa essere davvero felici. ci sono momenti in cui lo siamo, ma sono brevi e sfuggevoli. ci sono momenti in cui tante cose ci vanno bene, ma non ci rendiamo conto di quanto in reatà le cose stinao davvero andando bene, e le lasciamo passare. Poi ci sono quelle volte che non sai come esserlo felice, ci provi, ma non c’è mai nulla che ti vada bene. Tranne nel primo caso, anni dopo ci si accorge di quello che è passato, ci si accorge che è possibile essere felici. ma c’è il rischio di cercare solo quella di felicità, quella felicità che è voltata e che mai più tornerà, per fortuna. domani ci riserva sempre qualcosa di nuovo, così mi accontento di andare a dormire e sapere che una speranza c’è per tutti e che le forze le abbiamo dentro da sempre, serve solo saperle tirare fuori. il resto è solo gestione e tattica. ma su quello siamo davvero esperti.
“…hoping for the best, but expecting the worst…”
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Luca | Messo il tag: altri, eventi, fato, felicità, fortuna, passato, pensieri, problemi, relazioni, ricordi, riflessioni, vita |
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maggio 15, 2011
è molto sottile la linea che divide luce e buio. se siamo in pieno giorno o in piena notte questi problemi non ci sono, sono certezze. il vero problema è quando ci si avvicina all’uno o all’altro. tramonto e alba. le prime luci dell’alba le ultime luci del tramonto. fa paura pensare che per poco per nulla rishciamo di stare da una parte o dall’altra. e così pure nella vita. c’è un breve istante in cui sei sospeso nel nulla, nel terrore di esserti ritrovato a tua insaputa dall’altra parte. e senza poterci più tornare indietro. panico.
alle volte mi capita di scoprire che la mia prima impressione su qualcosa era giustaa. tutti mi dicevano l’opposto, che ero io che mi sbagliavo, che ero io che non capivo. passano i giorni, i mesi e gli anni e alla fine scopri che avevi ragione. non è tanto per dire “te l’avevp detto”, ma quanto più per riflettere che sempre più spesso la verità è quella della maggioranza. in una stanza con 100 persone, se 90 dicono una cosa e 10 l’altra, saranno i 90 ad avere ragione, perchè sono di più. quindi finisce che la tua argomentazione che dice “guarda che non è così perchè semplicemente non è vero…”crolla. il fatto è che non sempre si può dimostrare l’incorrettezza di un pensiero. spesso servono basi e prerequisiti che non sono comuni e quindi si finisce per dare ragione a chi se la sa prendere. e tu te ne resti con un palmo di mano, ma con la verità dalla tua parte.
io devo arrivare lontano. tu devi superare l’orizzonte. noi dobbiamo andare oltre. perchè non siamo mai alla fine. non ci deve mai bastare la vetta. o forse non ci possiamo stare per sempre. molti di voi, io per primo, pensano che ci sono dei momenti della vita in cui stavamo davvero bene. avevamo tutto quello che volevamo, eravamo felici insomma. eravamo in cima ad una montagna. poi è passato il tempo e questi momenti se ne sono andati. talvolta per causa nostra: non ci bastavano, siam voluti andare oltre, trovare una nuova vetta. altre volte per cause a noi ‘esterne’: gli altri, il tempo. penso che l’equilibrio e lo stato di una sitauzione non sia estendibile all’infinito, accade che prima o poi si debba scendere da quella vetta, e andare a cercarne un’altra. solo che prima devi scendere e son dolori, poi devi risalire ed è fatica.
“…Ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite…”
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maggio 2, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "And Muz"
c’è un film che s’intitola Little miss sunshine, del 2006 di Dayton. Sul finale del film c’è una frase bellissima,
Conosci Marcel Proust? Scrittore francese, perdente assoluto: mai fatto un lavoro vero, amori non corrisposti, gay; passa vent’anni a scrivere un libro che quasi nessuno legge, ma è forse il più grande scrittore dopo Shakespeare. Comunque, arrivato alla fine della sua vita, si guarda indietro e conclude che tutti gli anni in cui ha sofferto erano gli anni migliori della sua vita, perché lo hanno reso ciò che era. Gli anni in cui è stato felice, tutti sprecati: non gli hanno insegnato niente. (Frank)
Ecco trovo fantastica l’idea di pensare che alla fine saranno proprio gli anni più pesanti, gli anni che volevi solo che passasero di fretta a lasciarti di più. Ci avete mai pensato? In effetti è vero, mi trova pienamente d’accordo questo pensiero. Oggi forse le cose ci vanno male, ma tutto ciò è necessario per il domani. Po,i certo, anche domani le cose andranno male ma in modo diverso. Siamo fortificati dalle nostre sofferenza, “ciò che non uccide ci fortifica”.
Arrivano dei giorni grigi, che iniziano male, e non riescono a prendere una piega. Che stanno in un limbo. Succedono solo eventi a metà. Siamo felici, ma non quanto vorremmo esserlo. Siamo tristi ma ci sono momenti in cui lo siamo stati di più. Non è nè bianco nè grigio. Siamo in quella nebbia di sentimenti ed emozioni che ci fa sentire bene, ma poi chiudendo gli occhi un velo di tristezza arriva. passa e porta via. e alla fine a te rimane solo quel vuoto ancora da rimepire ma non si sa con cosa.
Ieri ho visto le stelle. Le ho viste di nuovo. Dalla città non rendono come dalla campagna. Qui ci sono tutte le luci che le nascondo, invece quel cielo aperto senza case attorno le rendeva nitide. Era tanto che non le guardavo, e forse il pensiero torna a dei passati, poi alla fine torna ma bisogna andare avanti. C’erano le stelle ora, ci sono le stelle adesso. Sognare lontano in quei mondi che mai potremo raggiungere, che mai potremo conoscere e capire che le giornate valgono la pena essere vissute.
“… la strada e’ sempre buia se prima non guardi dentro te…”
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aprile 10, 2011

tratta da flick.com dall'album di "Candido33"
“I had a dream”. la frase è volutamente al passato. perchè in effetti io una volta un sogno ce lo avevo. il fatto è che il tempo ormai sta passando e quel sogno sembra sempre alla stessa distanza, lontano. E’ come se fosse l’orizzonte, in qualunque direzione io vada: avanti o indietro. quel sogno se ne sta alla stessa distanza. Una volta mi ero seriamente chiesto come realizzarlo, vi erano delle possibilità e soprattutto la volontà di saper sognare. Come quando a 5 anni sogni di fare l’astronauta, in realtà potrebbe accadere anche, diciamo che a 15 anni è molto più difficile da coltivare come sogno.
Oggi stavo sentendo una trasmissione alla radio, e parlavano degli idealisti. Parlavano di quelle persone che astraggono un concetto, lo fanno diventare un’idea e lo riportano nella propria vita. E’ una visione del mondo, come dire: “prima c’è l’idea di ciò che fai, poi ci sei tu e la tua lettura.”. Ecco una volta io ero idealista. Una volta pensavo che ci fossero precisi concetti da dover esprimere. Una volta sapevo toccare quelle idee coi sogni. Riuscivo a fare regali. Riuscivo a chiedere “scusa”. Poi il mondo è caduto, mi ha trascinato giù e devo di nuovo imparare. In realtà so che è una buona cosa. Tutti i ricordi legati a quei momenti, sono felici e positivi. Arrivati ad un certo punto però sembra che quella capacità di vedere l’idea non ci sia più. Proprio non riesca a trovare dello spazio attorno a sè. COsì tu te ne stai a vivere, cercando di ragionare epensare come prima ti veniva naturale, ma senza renderti conto che tu sei cambiato cresciuto e che il mondo attorno te non è rimasto lo stesso.
“ho fiducia nei miei simili”, sono terribilmente convito che nessuno mai vorrebbe male a qualcun altro. Sono sicuro che le relazioni vanno costruite, tutte non solo quelle d’amore, in due direzioni. Anche distinte, ma il cammino va fatto assieme.LA grande verità è che alle votle ti basta una serata lontana per capire che ti sei salvato. Sei riuscito a non affondare. Ripensandoci fu proprio allora che trovasti la tua salvezza, senza cui ora non saresti qui. Il più grande salvagente del mondo, posato a caso in una libreria, tu lo vedi, lo afferri e ti salvi, non affondi. Ripensandoci è proprio in quel bar che aleggiava un aria tiepida, che le voci non esistevano e tu chiedevi aiuto. Ti eri reso conto che non era la tua vita, quella, no non lo era. “Il giovane Holden”.
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febbraio 21, 2011

tratta dall'album di "my sistification"
un conto è non giocare. tutto un’altro essere fuori dal gioco. battersi senza saper di poter vincere, essere meno che zero, ecco. non essere nulla. un conto è la persona che ti cambia la vita, un altra è quelle con cui la passi. forse non valere una cartolina era un conto, ma essere un soprammobile ti sta stretto. tutti i cattivi pensieri scritti su un libretto e poi buttati nel falò, perchè è là che devono finire. che poi nemmeno te lo ricordi come ci si prende cura di un fiorellino, pazienz arriverà un giorno in cui potrà ricrescere.
ce ne vorrebbero più di giornate così. che te ne stai seduto e il tempo ti passa davanti. cerchi di aggiustare tutto, ma dove finsice il mondo e dove inizia il domani te ne rendi solo conto dopo. sono troppo stanco per credere che tutto finirà adesso, sono troppo staco ora per alzarmi e mettermi a lottare. no, credo che ora me ne starò qui ad asoltare il vuoto. capendo che non si arriva da nessuna parte se non si sa quello che si deve fare.
Io non credo che tutto quello che facciamo per gli altri un giorno ci ritorni indietro, non è un investimento. ciò che facciamo oggi certo ci influenza il domani, ma è comununque qualcosa che termina con l’azione, e perchè allora dobbiamo andare a trovare delle giustificazioni nel passato? perchè dobbiamo rinfacciare sempre agli altri ciò che è stato? se io oggi facci un sacrificio, di sicuro non lo devo fare perchè domani, casomai, mi potrà servire. solo che è dura, se non c’è simmetria allora tanto vale sedersi e aspettare.
“..there was a teenage wedding…
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Luca | Messo il tag: amici, futuro, passato, pensieri, rifelssioni, sacrifici, sofferenze, tempo, vita |
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