agosto 7, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "SamueleGhilardi"
ci sono dei libri che non avrei mai letto se non fossi stato obbligato. ci sono dei libri che non avrei mai avuto il coraggio di prendere in mano. ‘la coscienza di Zeno’, ‘Madame Bovary’ tra i vari. loro sono giganti e io un nano. se ci penso sopra mi tornano in mente i momenti in cui li leggevo, tempi andati. però alla fine grazie – pausa – se ci penso ognuno di questi classici mi ha lasciato qualcosa. forse è per loro che mi capita più spesso di preferire un classico ad un contemporaneo. loro sono eterni.
quante ore mancano? siamo soltanto sicuri che prima o poi passerà. anche l’estate. che si porterà via ogni singolo giorno di vacanza, che aspetterà un anno prima di tornare. lo sappiamo, anche l’estate finirà. come tutto. alle volte mi fa paura pensare alla fine, ho paura a pensare a quale sarà l’ultimo momento. i finali aperti e improvvisi non li reggiamo perchè non ci piace che la fine arrivi senza che ce lo aspettiamo, vogliamo sapere. già, ma non possiamo. ed è meglio così.
ci sono dei pomeriggi che non hanno odore. ci sono delle giornate che passano perchè devono. sembra che tutto ti stia scivolando addosso. allora cerchi di far di tutto per farlo passare il tempo. provi a leggere, provi ad ascoltare la musica, speri in un bel film alla televisione. ma non basta. ci sono dei giorni che sono più lenti di altri, che il tempo non passa e che ti senti quell’impeto addosso che ti fa credere di non dover stare fermo. oggi è domenica. tranquillo, domani è lunedì.
“…si laudato per Frate Vento aria, nuvole e maltempo…”
Lascia un commento » |
Luca | Messo il tag: fine, libri, noia, passato, paura, ricordi, tempo |
Permalink
Pubblicato da =Luca=
gennaio 14, 2011

ho appena finito di leggere “Sulla strada” di Jack Kerouac. E’ stato un viaggio davvero bello, ve lo consiglio.
La trama non è fondamentale, non è quello il nucleo centrale della narrazione. Ciò che davvero lascia senza parole sono le diverse realtà che si incontrano. Spesso la gente dice che ama viaggiare e conoscere diverse culutre, poi però va a mangiare la pasta all’estero. Ecco. Il concetto chiave del libro è che non ti inegna come viaggiare e come sentirti libero. Te lo racconta, che è ben diverso.
Questi giovani che vengono ritratti in viaggio, sempre in cerca di qualcosa di nuovo, di irraggiungibile, che nemmeno loro sanno cosa. E’ sì il ritratto della Beat Generation, ma è pure il ritratto di tanti di noi. Un non sentirsi mai arrivati e soddisfatti. Un voler sempre provare emozioni forti. Capire che la routine non è vita per noi. Che il viaggio è ciò che conta. Che scorrazzare liberi su macchine masticando asfalto. Vedendo città lontante e sconosciute. Essere inquieti. Pensare che se domani il mondo finisce non ho vissuto appieno, e rendersi poi conto che questa voglia di vivere e sentirsi vivi deve poi cessare.
Il ritratto che fa dell’america di fine anni ’40 è a dir poco stupendo. Realistico, fotografico. Con un solo criterio, che trasmetta emozione. La poetica è quella, che tu possa sentirti seduto in quella macchina. A respirare quell’aria, a vedere quei luoghi. A sentirti anche tu continuamente precario, senza meta ma con tutto il mondo davanti. Non avere vincoli.
La sequenza più bella di tutto il libro è quando, in viaggio in Messico, si trovano immersi nella natura. A vedere alberi, cieli stellati e tramonti mozzafiato. Eccoli. Arrivati al culmine di quel loro viaggio emozionale, ma volendo ripartire.
Concludendo, ho trovato tantissime analogie con i giovani di oggi. Con certi discorsi che sentiamo. Con certe realtà con cui sono a contatto. Il fatto è che pur essendo passati sessant’anni, l’inquietudine che ci sentiamo dentro è sempre la stessa. E non cesserà mai, se non viaggiando, se non sentendoci su un filo. Il problema è che il tempo passa e prima o poi bisogna rendersi conto che non si può sempre viaggiare come si faceva in passato, bisogna cambiare. e fa paura.
1 commento |
libri | Messo il tag: beat generation, commento, Jack Kerouac, libri, Sulla strada |
Permalink
Pubblicato da =Luca=
gennaio 3, 2011
oggi ho avuto tempo di mangiare più presto del solito. così mi sono subito i programmi del mezzogiorno. una tragedia. sinceramente spaziare da “la prova del cuoco” a telefilm infimi passando per “i fatti vostri”. chissà, sarò l’unico che pensa che davvero la radio sia l’unica valdia alternativa che non sia il pc. perchè alla fine internet si può avere, ma starsene in cucina a guardare o a non sentirsi soli va fatto anche in atlra maniera, più semplice, più passiva.
la fregatura è semplicemente dovuta alla prospettiva da cui vediamo gli eventi. il fatto è che alle volte aspettiamo un lettera dove si imbucano le lettere, non daventi alla casella postale. è questo il problema ci aspettiamo un’azione da una fonte che non è la sua. e allora rimaniamo delusi, restiamo insoddisfatti. solo che è difficile allonanarsi dalla scena e fare un riepilogo per capire cosa davvero succede. solitudine, aiuta!
sedersi a leggere non è mai una perdita di tempo, più che altro un investimento che mai avrà il suo tornaconto. è paradossale ma più leggiamo, più ci arricchiamo. ma è qualcosa di effimero e più profondo della conoscenza tecnica. non è come leggere un manuale, o un libro di barzellette. così ci rendiamo conto di quanto la letteratura ci arricchisca, ma tempo dopo, quando tutto inizia a prendere una forma, e forse ormai è troppo tardi.
“… resiste fermo e non si muove…”
1 commento |
Luca | Messo il tag: cultura, futuro, lettura, libri, pensieri, prospettive, riflessioni, vita |
Permalink
Pubblicato da =Luca=
dicembre 22, 2010

Ho appena finito di leggere “Su con la vita, Charlie Brown – Come affrontare i problemi di ogni giorno con l’aiuto dei Peanuts” di Abraham J. Twereski. Non è un romanzo nè un album di fumetti. E’ un saggio su piccoli consigli pratici per la vita di tutti i giorni. L’idea buona dell’autore è quella di affrontare grosse tematiche (amore, senso di colpa, responsabilità, autosima…) tramite riflessioni sue personali e vignette scete dei Peanuts.
Lui è uno psichiatra, non è quindi l’ulitmo arrivato, ciò che dice può sembrare terribilmente banale, come d’altrone lo sono i Peanuts, salvo che non ci fermiamo un attimo, e scaviamo più a fondo. Qualcosa di vero e di utile ci sarà. L’idea vincente del libro è tirare fuori le idee come noccioline, peanuts. Si può leggere a pezzi, la concentrazione è minima, lo puoi fare sul tram in piedi pigiato. E soprattutto è un libro che comunuq ti può sempre parlare.
Leggendolo mi sono reso conto di come in realtà alcuni problemi che espone sono propriamente miei, mi hanno davvero colpito i casi reali che espone (senza fare nomi certo!), perchè sono vivi, sono comuni, hanno quell’irrazionalità tipica dell’uomo, ci fa sentire le sue idee e i suoi consigli ancora più vicino. Se non volete comprarlo, fatevelo imprestare, non vi ruba assolutamente tempo, riempe quei piccoli buchi di nulla e vi lascia anche qualcosina, qualche…nocciolina.
Lascia un commento » |
libri | Messo il tag: Abraham J. Twerski, Charlie Brown, libri, peanuts, Su con la vita Charlie Brown |
Permalink
Pubblicato da =Luca=
dicembre 7, 2010

tratta da flickr.com dall'album di "danifeb"
e nemmeno l’avvessi programmata. no. troppo perfetto come colpo. pensarci? assurdo. poi ci ripensi, sorridi, e vedi che le cose vanno davvero come mai te le aspetteresti. il fatto è che, troppo spesso, siamo abituati a vivere le cose programmate, la vita di tutti i giorni. è solo che ogni tanto capitano qualche scinitilla, chissà quando capiterà il lampo!
non è che in questo casino ci sono finito da solo. me lo sono cercato. già, è che ho sbagliato solo la tempistica. dovevo fare tutto prima e con più decisione. allora sì che avrebeb avuto tuto senso. era come una strada inclinata, non fa paura, anzi… è solo che da lontano ti fa sentire non arrivato.
il bello è che c’è un pizzico di verità in ciascun frammento che scrivono. è vero, siamo davvero noi quelli che non ce la facciamo. è come se piccoli tratti della tua vita fossero ritratti da quell’altra. così ti rendi conto che davanti ai grandi temi siamo tutti uguali, tutti fragili, tutti inesperti.
“…See the champions, take the field now…”
Lascia un commento » |
Luca | Messo il tag: emozioni, esperienzxe, libri, pensieri, quotidianità, riflessioni, sorpresa, tesoro, vita |
Permalink
Pubblicato da =Luca=
giugno 9, 2010

tratta da flickr.com dall'album di "leumas_1974"
era tutta la giornata che cercavo una via di fuga, una scappatoia. come uscire dal mondo, per un istante. Poi ti rendi conto. Tu, solo a guardare i pullman che arrivano. Tu solo ad ascoltare la gente attorno. A senitre dove vanno, cosa fanno, cosa pensano. A senire il mondo. Già perchè, forse, a forza di starsene seduti perdiamo la concezione della realtà: di ciò che è e di ciò che dovrebbe essere. Non abbiamo più sogni, perchè i sogni non sono epr noi. Non ci viene concesso, sono solo una perdita di tempo. E il tempo, a differenza di soldi, fortuna e fama è qualcosa che non torna, mai!
adoro fare colazione con calma. Senza fretta, senza dovermi sbrigare perchè è tardi, perchè ho da fare. E’ un momento di piccola calma quotidiana. C’è chi la fa leggendosi un giornale, ascoltando la radio o guardando la tele. C’è solo che a votle i piacere più semplici sono quelli che più soffochiamo perchè davvero dilatati nel tempo. E’ difficile rendersi conto di come in realtà non è vera l’equazione tempo=risultati. no! c’è un coefficiente, che varia di caso in caso, di periodo in periodo. E se non capiamo come varia non potremmo mai arrivarci.
la verità è che quella libreria me lo aveva detto! non sapevo cosa, ma qualcosa mi aveva trasmesso. Non era un caso, non era solo un’eccezione. Quel libro era stato un mattone importante. Torna ad esserlo, a viaggiare assieme e a ricordarci come in realtà vogliamo cambiare il mondo, ma non riusciam nemmeno a cambiare la nostra vita.
“…Saturday night, I feel the air is getting hot…”
Lascia un commento » |
Luca | Messo il tag: colazionec, dolori, ibo, libri, lucap, pensieri, piaceri, ricordi, riflessioni, segni, tempo |
Permalink
Pubblicato da =Luca=
giugno 8, 2010

cosa manca al tempo? cosa c’era nell’aria?! la giornata non sai nemmeno quando inizia e quando finsice. il limite è sottile. Chiudi gli occhi e… domani è già qui. Però che maledizione non capire il tempo. Farselo passare attorno, addosso. come se noi non volessimo, come se fosse contro di noi. Perchè è così. Contro di noi. Allora poi ci fermeremo e capiremo che quel tempo è ancora addosso pronto a essere vissuto.
non so cosa ci facesse quella canzone nella libreria musicale, ma c’era! era assurda. Insensata. E fa impressione quando per sbaglio resetti l’ipod che tutti i tuoi brani scelti se ne vanno via e allora provi l’emozione di ascoltare la muscia, a sceglierla. E non solo più a sentirla. La rendi davvero unica.
“Diciamo che mi chiamo Ismaele…” di nuovo. Penso che sia ora di Moby dick. Però il viaggio è diverso. Lo sappiamo che Achab muore. Lo sappiamo chi è Starbuck. Non dobbiamo farcelo spiegare. Però devo imbarcarmi, no stare a terra. Non so. Forse accodarsi ai funerali e strappare i cappelli è anche questo. Quando ti guardi allo specchio e non ti riconosci più.
“…that’s sugar cane, that’s cinnamon…”
Lascia un commento » |
Luca | Messo il tag: libri, mare, melville, moby dickipod, muscia, nave, paura, pensieri, sensazioni, viaggio, vita |
Permalink
Pubblicato da =Luca=
maggio 13, 2009

Domani si aprirà la XXII Fiera Internazionale del Libro di Torino . E’ un evento molto importante per noi torinesi, che si è mantenuto negli anni e ha sempre portato un grande afflusso di persone.
Spero che come ogni anno la partecipazione sia cospicua e che la gente ci vada volentieri. Penso che sia un chiaro segnale di civiltà. Non per il libro in sè, ma per il messaggio.
Ci sarà ogni scelta possibile, dall’editore sconosciuto al più popolare e gettonato. Ci saranno conferenze e presentazioni. Proposte di acquisto o solo visione.
MA è questo il suo fascino, il fatto di passare e toccare il libro, sentirlo tra le dita. Fermarsi 30 secondi a leggere la quarta di copertina e chiedersi se è doavvero interessante quello che c’è scritto dentro, cosa c’è dietro a quell’autore a quella storia.
In un mondo in cui davvero tendiamo a chiuderci verso di noi, la lettura ci apre universi sterminati. Perciò spero che chiunque vada esca con anche solo un libro in mano, non necessariamente un classico o un saggio. Ma un libro, a dimostrare che vogliamo pensare, vogliamo riflettere. Già perchè anche leggere i romanzi più best-seller stimola una fantasia, che si sta sempre più assopendo, soprattutto nell’era della non-astrazione.
Lascia un commento » |
libri | Messo il tag: acquisti, conoscenza, crisi, cultura, editori, expo, fiera, fiera del libro, leggere, lettura, libri, Lingotto, salone del libro, sforzo, Torino |
Permalink
Pubblicato da =Luca=
maggio 13, 2009

Ho letto questa intervista a Umberto Eco sul sito de “La Stampa”L’hacker salvato da Don Chisciotte di Cesare Martinetti, e l’ho trovata molto interessante. In quanto tratta in maniera a mio parere troppo rivoluzionaria dell’apporto degli e-book nel mondo della lettura.
Eco a differenza di quanto ci potremmo aspettare da un professore del suo calibro non interpreta il ruolo dello scettico, ma del razionale(e meno male…). Infatti mi piace molto il fatto che non critica l’innovazione e il web, ma sottolinea come bisogna fare attenzione.
Già, perchè in un libro cartaceo abbiamo l’editore che diventa una garanzia, su internet, i siti validi sono davvero pochi. Non è che internet uccide i lettori, ma li cambia.
Un libro è sempre un libro e la carta ha un suo perchè, ma anche le nuove tecnologie se possono avvicinare la gente alla comunicazione e alla letura, tanto meglio. Forse è solo questione di pigrizia.
Quello su cui sono più scettico è che nell’era in cui preferiamo leggere poco di tanto(post su blog, articoli su siti, brevi interviste) più che non voler leggere un libro non ne siamo più in grado, ci manca il tempo, o non lo sappiamo trovare.
Lascia un commento » |
internet, libri | Messo il tag: bibilioteche, carta, Cesare Martinetti, e-book, editore, fiera del libro, intervista, la stampa, leggere, lettori, libri, romanzi, umberto eco, web |
Permalink
Pubblicato da =Luca=
dicembre 1, 2008
la viola d’inverno… un fiore, una canzone, un pensiero! PErchè viola è il manifesto o il vestito… strano a volte i colori ci rimangono impressi e quando vengono fuori ci facciamo caso più che ad altri. Ma forse è il freddo o il vento e quella fotocopia oggi mentre mi passava tra le mani in quel limbo di solitudine mi ah fatto capire che un perchè c’è! chissà però quando lo capiremo…
Odio chi fa pesare le proprie azioni... o chi vende per cose impossibli banali quotdianità o cose che altri hanno fatto stando zitti… perchè è solo per metterci in mostra e far sapere agli altri quanto noi siamo bravi e loro “solo” normali…
Che poi capire chi ti sta attorno è sempre difficile, ma non impossiblie. A volte conosciamo talmente bene le persone che le prevediamo e ragioniamo al loro posto… entriamo nella loro logica. Ma il bello della vi ta è che a volte la logica salta e ci troviamo come Alice nel paese delle meraviglie, in un mondo che è controllato dall’anti-logica. Ed è allora che non sai più che fare… se non arrangiarti e stare a galla…
Basterebbe un gesto per fermare quella catena di eventi…un saluto per rompere l’indifferenza, un bacio per rompere l’apatia, un abbraccio per rompere la tristezza. Ma davanti a quelle persone il meccanismo o bloccò, il suo corpo non sapeva come comportarsi… chissà perchè! e il bello è che lui non aveva fatto nulla, ma invece veniva trattato male, chissà… ma non è la vita di un singolo di noi…è quella di chi ogni giorno si sveglia e lotta solo per andare avanti… solo, ma con attorno tanti corpi indifferenti….
“…annusò un poco d’aria, fece un passo ma cascò…
Lascia un commento » |
Luca | Messo il tag: epnsieri, libri, riflessioni, solitudine, vita |
Permalink
Pubblicato da =Luca=
Sulla strada
gennaio 14, 2011ho appena finito di leggere “Sulla strada” di Jack Kerouac. E’ stato un viaggio davvero bello, ve lo consiglio.
La trama non è fondamentale, non è quello il nucleo centrale della narrazione. Ciò che davvero lascia senza parole sono le diverse realtà che si incontrano. Spesso la gente dice che ama viaggiare e conoscere diverse culutre, poi però va a mangiare la pasta all’estero. Ecco. Il concetto chiave del libro è che non ti inegna come viaggiare e come sentirti libero. Te lo racconta, che è ben diverso.
Questi giovani che vengono ritratti in viaggio, sempre in cerca di qualcosa di nuovo, di irraggiungibile, che nemmeno loro sanno cosa. E’ sì il ritratto della Beat Generation, ma è pure il ritratto di tanti di noi. Un non sentirsi mai arrivati e soddisfatti. Un voler sempre provare emozioni forti. Capire che la routine non è vita per noi. Che il viaggio è ciò che conta. Che scorrazzare liberi su macchine masticando asfalto. Vedendo città lontante e sconosciute. Essere inquieti. Pensare che se domani il mondo finisce non ho vissuto appieno, e rendersi poi conto che questa voglia di vivere e sentirsi vivi deve poi cessare.
Il ritratto che fa dell’america di fine anni ’40 è a dir poco stupendo. Realistico, fotografico. Con un solo criterio, che trasmetta emozione. La poetica è quella, che tu possa sentirti seduto in quella macchina. A respirare quell’aria, a vedere quei luoghi. A sentirti anche tu continuamente precario, senza meta ma con tutto il mondo davanti. Non avere vincoli.
La sequenza più bella di tutto il libro è quando, in viaggio in Messico, si trovano immersi nella natura. A vedere alberi, cieli stellati e tramonti mozzafiato. Eccoli. Arrivati al culmine di quel loro viaggio emozionale, ma volendo ripartire.
Concludendo, ho trovato tantissime analogie con i giovani di oggi. Con certi discorsi che sentiamo. Con certe realtà con cui sono a contatto. Il fatto è che pur essendo passati sessant’anni, l’inquietudine che ci sentiamo dentro è sempre la stessa. E non cesserà mai, se non viaggiando, se non sentendoci su un filo. Il problema è che il tempo passa e prima o poi bisogna rendersi conto che non si può sempre viaggiare come si faceva in passato, bisogna cambiare. e fa paura.