maggio 27, 2012
il momento peggiore non è quando un fatto triste accade, ma quando ci rendiamo conto che accadrà e non possiamo fare nulla per evitarlo. siamo legati in attesa che arrivi il giudizio. è l’attesa che ci distrugge. quando tutto attorno a te prende la piega sbagliata ci sono due momenti fondamentali: quando accade e quando te ne rendi conto. più distaccati sono questi due momenti, più il danno fatto è grosso.
‘non lasciatevi abbattere dalle notizie che si sentono in giro’ non è un mio pensiero, ma lo condivido. non fraintendetemi, la vita resta sempre una lunga camminata piena di sofferenza e fatica, ma volta a cercare e trovare la felicità. non dobbiamo essere tristi, lasciandoci sovrastare dal peso degli altri. la vita è oggi e sarà domani, e le brutte notizie non fanno che rovinarci e toglierci le forze. il sorriso.
ognuno di noi ha un suo libro, la canzone speciale, il film delle grandi occasioni. il nostro ricordo spesso si lega a dettagli marginali. stando in un bar a bere un caffè sentiamo la radio, girando nei negozi la canzone. ma non tutto ci resterà addosso per sempre. tuttavia delle volte è una parola a restare, un gesto a cambiare tutto e allora viviamo, coronati di tanti piccoli particolari che ci rendono la vita speciale e da ricordare.
“…noi le dicemmo vieni dolce sarà la strada…”
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febbraio 29, 2012

tratto da flickr.com dall'album di ".m for matthijs"
un intero mese con la neve. in un angolo, al riparo dal sole è resistita tutto il mese. allora poi stai fermo a guardarla sciogliersi. ti vengono in mente quelle serate in cui non smetteva di cadere. sola e silenziosa, poi ti ricordi della città bianca e poi ti rendi conto che la vita deve continuare, è ricominciata. così sarà anche in futuro, e non solo per la neve. il tempo dà, il tempo prende e nulla resta in eterno. ci sono certi episodi che si protraggono un po’ oltre. ma prima o poi tutti passeranno.
per guardare al domani bisogna imparare a pensare diversamente. la prima difficoltà è andare contro al pensiero corrente. ormai si è radicato in tutti e nessuno più riesce a vedere una maniera diversa per affrontare la situazione. il secondo impedimento è andare contro a chi lo vuole cambiare semplicemente proponendo un’altra idea, ma sempre dello stesso modello di quella precedente. la chiave per un domani migliore sta comunque nel pensare diversamente, cambaindo gli approcci e mettendo mano alla nostra più grnade difesa: l’abitudine.
ci vuole ogni giorno una nuova sfida. guardarsi allo specchio e sentirsi arrivati non va mai bene, dobbiamo oggi cambiare. dobbiamo oggi metterci in gioco. pensare che una sfida oggi domani potrebbe più non aversi o ancora peggio potrebbe risultare inutile o troppo semplice. se sfidiamo sempre il passato vinceremo sempre ma non ci tempreremo, non saremo in grado di sopportare un domani i rischi. facile giocare ad una partita se sai già come si comportano gli avversari.
“…domani è un altro giorno, si vedrà…”
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ottobre 2, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "framino"
io me ne starò immobile a vedere l’acqua che passa. me ne starò fermo e cerco di trovare una posizione comoda. bere un cappuccino seduto al tavolo del bar fuori. la sedia la senti appena, ti sorregge ma senza farti sentire scomodo. le sorsate se ne vanno, una dopo l’altra. e tu che rilassi i muscoli, respiri a pieni polmoni l’aria fresca che c’è alle undici di sera. vedi la gente, poca, che passa. sono più le macchine che si devono fermare al semaforo, ma c’è calma. silenzio. inizio e fine.
i ricordi di quella sera sono lontani. ci vuole una poetica nella propria vita. c’è chi sceglie di non avere una visione unica, c’è chi sceglie di guardare solo gli eventi da un punto di vista con l’enorme vantaggio di vedere la stessa realtà, già perchè la difficoltà è descrivere sistemi che si movono e in cui anche tu ti muovi. è la relatività vera: non esiste un sistema privilegiato. così la vita la capisci a tuo modo, gli altri ti danno solo il loro punto di vista, ma non puoi applicare la stessa legge a sistemi di riferimento in moti differenti, devi fare gli opportuni cambiamenti. e nella vita, forse solo lì, non esistono nemmeno le costanti. se non la morte.
è bello ritrovarsi ad aspettare, a guardare oltre le ore di sonno che ti aspettano. domani si torna in pista, domani inizia questa folle gara. ad una metafora che tanto ci è chiara si scende di nuovo in campo, undici contro undici. qualcosa di più. una sfida ancora da giocare e tanta attesa per l’ignoto. quel rigore lo hai parato. ora però si ricomincia. 0 a 0. palla al centro.
“…sempre quelle all’equatore, al polo nord…”
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maggio 15, 2011
è molto sottile la linea che divide luce e buio. se siamo in pieno giorno o in piena notte questi problemi non ci sono, sono certezze. il vero problema è quando ci si avvicina all’uno o all’altro. tramonto e alba. le prime luci dell’alba le ultime luci del tramonto. fa paura pensare che per poco per nulla rishciamo di stare da una parte o dall’altra. e così pure nella vita. c’è un breve istante in cui sei sospeso nel nulla, nel terrore di esserti ritrovato a tua insaputa dall’altra parte. e senza poterci più tornare indietro. panico.
alle volte mi capita di scoprire che la mia prima impressione su qualcosa era giustaa. tutti mi dicevano l’opposto, che ero io che mi sbagliavo, che ero io che non capivo. passano i giorni, i mesi e gli anni e alla fine scopri che avevi ragione. non è tanto per dire “te l’avevp detto”, ma quanto più per riflettere che sempre più spesso la verità è quella della maggioranza. in una stanza con 100 persone, se 90 dicono una cosa e 10 l’altra, saranno i 90 ad avere ragione, perchè sono di più. quindi finisce che la tua argomentazione che dice “guarda che non è così perchè semplicemente non è vero…”crolla. il fatto è che non sempre si può dimostrare l’incorrettezza di un pensiero. spesso servono basi e prerequisiti che non sono comuni e quindi si finisce per dare ragione a chi se la sa prendere. e tu te ne resti con un palmo di mano, ma con la verità dalla tua parte.
io devo arrivare lontano. tu devi superare l’orizzonte. noi dobbiamo andare oltre. perchè non siamo mai alla fine. non ci deve mai bastare la vetta. o forse non ci possiamo stare per sempre. molti di voi, io per primo, pensano che ci sono dei momenti della vita in cui stavamo davvero bene. avevamo tutto quello che volevamo, eravamo felici insomma. eravamo in cima ad una montagna. poi è passato il tempo e questi momenti se ne sono andati. talvolta per causa nostra: non ci bastavano, siam voluti andare oltre, trovare una nuova vetta. altre volte per cause a noi ‘esterne’: gli altri, il tempo. penso che l’equilibrio e lo stato di una sitauzione non sia estendibile all’infinito, accade che prima o poi si debba scendere da quella vetta, e andare a cercarne un’altra. solo che prima devi scendere e son dolori, poi devi risalire ed è fatica.
“…Ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite…”
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febbraio 25, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "kibalcic"
quando c’è da combattere difficilmente ci tiriamo indietro. magari all’inizio vorremo starne fuori, magari all’inizio preferiamo non schierarci. esplode il primo colpo e tutti andiamo a combattere. pugna, poelia, bella. Poi finiamo per essere grandi generali o semplici soldati. ma a sbattere la testa nel fango ci andiamo noi. a vincere o a perdere. altri invece se ne stanno fuori. discutono, fanno politica. dicono cosa è giusto e cosa è sbagliato. fanno il bello e il cattivo tempo. ma tanto sei tu che metti la faccia nel fango. tu e i tuoi compagni. che poi non ti daranno mai una medaglia al valore, semplicemente ti diranno grazie, ringraziando prima loro stessi.
fa paura pensare di essere soli. fa paura pensare che in una giornata nemmeno una persona ci pensi. cosa vuol dire non valere nulla per nessuno? siamo trasparenti? dov’è che l’altro ci dimostra quanto valiamo. si è squadra se esisto per tutti: se faccio un errore i miei compagni mi aiutano, se loro sbagliano io provo a rimediare. la questione è semplice. io cosa faccio per l’altro!? a questo punto ci sarà un attimo di silenzio e ci sarà la domanda peggiore, la più difficile perchè la risposta dipende ben poco da noi. l’altro cosa fa per me. silenzio.
non credo che mi andrebbe tanto bene di non poter vivere il mio presente. spesso da giovani abbiamo dei sogni, crescendo e non realizzandone alcuni il nostro futuro diventa sempre più nebbioso. ecco pensate un attimo a quando finirete l’università, cosa sarà il vostro lavoro. pensate a quando dovrete scegliere cosa sarà del vostro domani, certe scelte ci porteranno lontani altre ci lasceranno dove siamo. il problema è solo la nebbia che noi abbiamo intorno. quanto lontano vogliamo vedere.
“…sono comunista che per questo non vi vota…”
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gennaio 2, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "Incompiuto Siciliano"
in realtà dopo che ti spiegano come va a finire tutto è più chiaro, certo! lo capisce chiunque. Il vero genio è colui che precede i tempi, gli altri. alle volte leggendo lezioni di matematica, mi faccio delle domande, sembrano stupide, il libro ci glissa sopra, poi in realtà capiotli dopo le tratta approfonditamente. il fatto è che è davvero migliore chi si fa la domanda prima. perchè la risposta magari è già in giro, ma se nessuno fa la domanda…
sta alla nostra bravura vendere la verità, ciò che è per noi il nostro mondo, le nostre ragioni. troppo spesso non è importante il contentuo ma come lo presenti, la forma. Il fatto è che poi veniamo istruiti a non curarla, e anche la froma ha bisongo di una sua attenzione, che sia per conformarsi o peresprimere davvero quel concetto, se si pensa solo al regalo e non al pacchetto qualcosa comunque si trasmette. sta a noi parlare anche attraverso i fatti e coi fatti.
non sono stanco, ma mi devo attrezzare per resistere. mi devo preparare per la grande maratona. il fatto è che ci vuole preparazione fisica e mentale. saper reistere nel tempo e nello sforzo. non è la corsa di 42 km, sono le batterie degli 800m, media distanza tanto sforzo e tante volte. ecco, il fatto è che risulta difficile resitere nelle finali, daje…
“… Fellas, I’m ready to get up and do my thing…”
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dicembre 28, 2010

tratta da flickr.com dall'album di "ßッ"
ci ho messo praticamente un’ora, ma ho capito le trasformazioni semplici di Lorentz, i boost. Il fatto è che poi mi interessa pure questa parte qua, ma una fatica. Non è che abbia molta ispirazione per scrivere, ma almeno mi scarico un po’. Allora so già che domani mi sveglierò stanco e a quest’ora dovrei già essere a dormire, invece sono qua.
scaricare la tensione su chi ci sta accanto è un fatto naturale e abbastanza incontrollabile. conosco persone più o meno permeabili ai loro sentimenti, ma tutte quante quando la giornata è no davvero le vedi. Il fatto è che diventi più sensibile e ti arrabbi se vedi una cosa fuoriposto. Il mondo crolla, ma quel vestito sporco è quella la fine del mondo. Passerà, solo che è difficile sia vederla dal punto di vista dei punge-ball che ti stanno accanto, sia dalla tua. Nessuna lucidità è migliore e più amara di chi si rende conto di essere nell’assoluta balia di se stesso.
credo che un domani sia possibile, non so cosa mi aspetti, so solo che ci sarò. arriverò a quella meta e poi di nuovo in viaggio. forse non tornerò mai più su quella strada, ancora 2/3 giorni e poi si fa come al solito, come sempre. finirò per essere trasparente, oppure talmente flessibile che al passaggio del tempo mi piegherò, passeranno tutti, ma resterò. senza una piega senza una forma. domani.
“… cos’hai fatto ti ricordi eran belli i nostri tempi…”
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novembre 9, 2010

tratta da flickr.com dall'album di "Da grande voglio fare il polimero dello stirene"
rido. no, perchè poi è solo essere simili che ti fa provare la giusta empatia. sai bene che dopo la tempesta c’è la calma. ma a volte, quando la tempesta è passata da mesi, e il mare è calmo hai paura. La quiete prima della tempesta. Ti agghiaccia quella paura e sensazione di terrore, di ansia che stia per esplodere tutto. Oggi, domani. A testa bassa e si deve andare. Via per sempre. via da questa casa disabitata e dimenticata. Torneremo, ma soltanto quando tutto sarà passato.
E’ una nuova tattica. resistere, senza mai mollare. crederci ogni giorno, istante e attimo. Quando tutti attorno mollano tu ce la vuoi fare. Lo so che a vedere le altre persone tutto ti sembra ridicolamente inutile, am tu faccela. Poi? poi arriverà il momento in cui scalerai il gradino più ripido, quello caratteristico e tutto, all’improvviso diventerà chiaro e lineare. come la musica.
E’ qui che si vede chi vince e chi perde. Ma i professionisti delle sconfitte non muoiono mai. Saper perdere non è facile. Già perchè ti demotiva dopo un po’. Non potrai farlo per sempre, primo o poi smetterai. Forse non rientri nei primi 5, ma nei primi 20 sì. Perdente – ti diranno dal podio. Ma tu, in cuor tuo, sai che hai dato del tuo meglio, che sei pure migliroe di quelle altre 250 persone. Top Venti a Torino. Nessuno, ma qualcuno.
“…I never thought I’d need you there when I cry…”
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novembre 2, 2010

tratta da flickr.com dall'album di "marcodede"
è solo che di lunedì piove sempre. è un mese che di lunedì cade acqua dal cielo. e oggi ha piovuto tutto il girono, quasi che non bastasse mai. fermo e guardi fuori dalla finestra e cosa vedi?! cosa c’è?! nulla. solo gocce che cadono, una dopo l’altra. tutte a terra, sui vetri, sulle piante. Così inizi a sentire le ossa fredde e umide, è novembre. c’è nebbia attorno. il sole sembra lontano, ma tanto tu sai già che è solo dietro le nuvole.
perchè poi basta una sciocchezza per ridere. per distendere le labbra e mostrare i denti, chiudere leggermente gli occhi e basta. sorridere. nulla di che, però ti può alleggerire la giornata tutta. ti può far star meglio. è che non ci crediamo sul serio a quanto sia importante ridere, quando si può. insomma “effatti na’ cazzo di risata” perchè anche se tutto va male sorridere per un video comico o un film idiota, alle volte è l’unica cosa che ti resta. l’unico punto da cui partire.
ci siamo. occhio a contare. bisogna portare a termine ogni punto della lista. è eterna e lunga, ma finita. vi è mai capitato di dire “no io al suo posto non ce la farei, meno male che a me è capitato diversamente”, e poi a sguazzare nel guano, ancora peggio tocca a te e…ce la fai. sopravvivi, insomma non molli e stai a galla. perchè?! forse è dovuto al fatto che sotto pressione quando non abbiamo alternative rendiamo di più, meglio. vedremo.
“…mata mi dolor…”
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ottobre 13, 2010

tratta da flickr.com dall'album di "ro_buk"
va bene. ora ci vogliamo soltanto più credere, non ci rimane altro. senza parole. senza pensieri. ultimi, possiamo solo rimontare. Ma ecco che ci arriva dritto così un missile, una freccia al cuore e ti ritrovi solo. Un mese buio lo hai già passato, ma qua è tutta nebbia. Fa paura. E che poi te lo dicessero che non si gioca mai al rialzo, solo resistere resistere e farcela lo stesso e comunque.
Quello che è assurdo è che alle volte ti senti come uno straniero in un paese, e non trovi l’interprete. Non capisic il linguaggio, la comunicazione. E’ tutto oscuro. Provi a capire, ma non ce la fai. Così un gesto può sembrare negativo, o una parola offensiva e poi non è così. Ma per tutto il tempo hai pensato così, e quindi ti sembra assurdo. Come se tu avessi dato una lettura coerente e corretta ai fatti, che poi si rivelano essere totalmente l’opposto. chissà.
si ricomincia. di nuovo. per fortuna siamo ancora qua. Qualche bullone per strada, un po’ di fatica addosso, ma ci siamo. La maratona la corriamo anche noi. Andiamo lontano e lo sappiamo. Solo che quando la fine è così lontana, che vedi appena appena la tappa di metà capisci che devi stringere i denti. Passato questo scoglio tutto dovrebbe essere più facile. Lo hai già visto e te ne sei meravigliato. Ora si deve combattere di nuovo, solo che il villaggio fuori dal castello è ormai solo più qualche catapecchia, possiamo provare a ricostruirlo. e dai dai dai…
“…il naufragio mi ha dato la felicità che tu non mi sai dar…”
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Luca | Messo il tag: capire, conoscenza, corsa, fatica, futuro, gara, metafora, pensieri, percezione, presente, quotidianità, realtà, riflessioni, tempo, vita |
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