piove e non so dove andare

novembre 5, 2011

tratta da flickr.com dall'album di 'danifeb'

il sogno oltre il vetro. vivo sempre di più rivolgendo il mio sguardo al mondo esterno, me lo sento man mano scivolare via. vedo tutto attorno il movimento e io me ne sto qui. come se mi preparassi, ma per cosa? sono sicuro che lotterò e che magari ce la farò. il buio che la sera mi circonda mi tranquillizza, certo riduce le mie forze e forse rattrista un po’, ma pacifica. Come il rumore della pioggia. Se piove e sei al coperto il silenzio rotto solo dalle gocce è qualcosa di unico, che rilassa. quando poi esci è tutta un’altra storia.

Sono indeciso sulla strada che devo fare. sono indeciso perchè non so bene nè dove voglio arrivare nè cosa voglio vedere. mare o montagna? il problema di fondo è quello. Mettere sulla bilancia luoghi, persone o situazioni che si equivalgono. E così ti ritorvi muto senza saper scegliere, senza saper guardare oltre la tua visione. Io credo che sceglierò di andare al mare, d’inverno. A vedere la pioggia che bagna il mare.

Piuttosto stai zitto. Invece di dire stupidaggini smetti di parlare. Il problema è che a finire per ragionare così, portando al limite questa idea, non si dice più nulla. Quando un idiota che passa dice idiozie vendendole per verità assolute tu come ribatti? si trasforma con un ‘la mia parola contro la tua’ e allora sei spiazzato. tantovale allora stare in silenzio ascoltare e fare domande, se tanto la gente non vuole ascoltare.

“… una crociera su una nave tutta bianca…”


la pioggia che rilassa

giugno 16, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "zunardu"

oggi guardavo fuori dalla finestra e pioveva. oggi mi sono goduto il temporale da camera mia. in silenzio, a sentire la pioggia che cade, il ventoche muove tende e alberi. sapevo che ce l’avrei fatta, ma non volevo. sapevo che le cose sarebbero andate male. a ripensarci le cose non vanno mai come te lo aspetti, più le programmi, più te le immagini più ti deluderanno. ma oggi no, davanti a quella finestra c’era tutto. davanti a quella finestra ci stava la leggerezza che ormai sto cercando da tanto tempo, da troppo. e allora stiamo a guardare, primo o poi finirà.

tanto sono sicuro che non lo vedrai. passerai e te ne andrai via in silenzio.

abbiamo paura del silenzio. abbiamo paura di fare un viaggio in macchina e non dirci nulla. abbiamo paura di guardarci negli occhi e poi, dopo, salutarci. abbiamo paura di non avere nulla da dire. abbiamo paura di essere insignifcanti. abbiamo paura che non saremop ricordati. troppa gente piuttosto che star zitta, parla. di qualsiasi cosa. delle volte ci rifugiamo nella musica, ci rifugiamo nel telefonino, in una sigaretta, ci rifugiamo in qualcosa che faccia passare il tempo. è solo che il silenzio ci spaventa, e non lo sappiamo apprezzare fino a fondo.

“…e la canzone andave elegante, l’orchestra era partita, decollava…”


davanti allo specchio

giugno 8, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "angelocesare"

ci pensate mai a quello che eravate un anno fa?  ci pensate mai ai cambiamenti graduali che vi capitano. salvo rare eccezzioni da un giorno all’altro cambiamo ben poco; può capitare un fatto raro e straoridnario, ma solitamente oggi siamo più o meno gli stessi di ieri. Se allunghiamo il nostro intervallo di analisi ad un anno cosa ne viene fuori? la prima grande domanda resta sempre ‘che battaglie ho vinto e quali ho perso?’, ‘dov’ero e dove sono?’,  ‘cosa mi ha lasciato la strada che ho fatto?’. insomma fare un bilancio. un anno è tanto tempo, ma  non troppo. Ci rendiamo conto che ci sono stati dei cambiamenti, anche grossi, ma (salvo sempre eccezzioni) abbastanza controllabili. Una cosa che cambia molto da un anno all’altra è la ‘prospettiva’ della tua vita. più andaimo avanti e meno sappiamo sognare, meno vogliamo sognare. non abbiamo le forze, non abbiamo il tempo. delle volte però capita che si rivalutino degli eventi, una sconfitta può diventare la più grande vittoria e, viceversa. col passare del tempo impariamo a distaccarci dagli eventi, ad avere una visione ‘dall’alto ‘, e questo può servire per guardare il percorso generale.

la grande idea sta in noi. dobbiamo solo riuscire a formularla, dobbiamo solo riuscire a trovarla. delle volte pensiamo che a suggerircela siano la TV, le canzoni, i libri, gli altri, il paesaggio…no. loro ci danno la chiave giusta, il resto sta a noi, a ciò che possiamo pensare. mi capita molto spesso di vedere gli altri sempre fare la cosa giusta e io di sbagliare. vedere gli altri che sanno cosa fare, perchè ci vanno sicuri, e io mi impanico. poi, parli con qualcuno e ti rendi conto che è così per tutti. che addirittura tu sembri sicuro. io? certo il fatto èche troppo spesso analizziamo e confrontiamo i comportamenti tra le persone dando per scontato una chiarezza e semplicità eccessiva.

certe volte per proteggerti prendi i tuoi sentimenti le tue emozioni, si chiudi in una scatola di metallo e li lasci lì a marcire fino a quando non sei tu a volerli aprire, o quando loro stessi riescono a venir fuori. vivere la vita da ‘protetto’ da se stesso ti uccide. passerai ogni giorno provando emozioni controllate, predefinite. E’ vero non soffirrai mai, ma nemmeno potrai raggiungere quella felicità che vedi negli altri. quel sorriso per un saluto. quella gioia nel fare colazione. quella spensieratezza che ci sta nella musica. tutto sarebbe come attutito e non sentiresti nulla, se non grosse emozioni che muoiono intrappolate in una grigia gabbia. rischiare fa male, perchè se perdi…perdi due volte: la posta in gioco e un po’ di te stesso. ma se vinci…vinci tutto. alle volte è eccesivo pensare che o si vince o si perde, c’è il pareggio, ci sono quelle situazioni a metà, già. si sopravvive di quelle.

“…sguardi persi oltre i vetri, oltre di noi…”


parallelismi

giugno 6, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "eleraja"

ti basta davvero un nulla per tornare qualche istante nel tuo passato. non necessariamente un’epifania, qualcosa di assoluto ed enorme. la classica reminiscenza dei film in cui lo sguardo di una casa fa riemergere uno dopo l’altro i ricordi; più semplicemente qualche parole, belle giornate, sorrisi, sapori. ci sono dei luoghi che restano per sempre in noi. camminarci in mezzo delle volte ci è indifferente, altre volte è come navigare in un fiume di emozioni che affiorano. si sono quei percorsi ‘abituali’ che ad un certo punto smettiamo di percerpire, idealizziamo e incameriamo. così un po’ di pioggia ti porta a fare le strade di una volta, e un po’ di sole ti fa prendere più volentieri quella bicicletta che stava là appoggiata.

siamo poco educati alla poesia. a scuola un po’ ci provano a spiegarci quanto sia bella, in pochi ce la fanno. un concetto che mi ha sempre piaciuto è stato quello della similitudine, metafora, analogia.  la bellezza sta nel fatto che posso descrivere un’azione mediante qualcos’altro, riuscendo a risaltarne degli aspetti mediante immagini ancora più forti. Oppure posso essere in grado di descrivere qualcosa parlando di tutt’altro. solo ad un certo punto dò la chiave di collegamento e chiudo il mio parallelismo, che se no se ne sta ben lontano dal suo vero significato. Pensare che sia il mio più caro amico a scriverle forse può aiutarmi a sentire quelle poesie così lontane dalle nostre canzoni, vive.

qualcuno spesso mi rifila la storiella che le poesie moderne sono le canzoni. vero, ma fino ad un certo punto. bisogna vedere quanto sia invasiva la musica. nel passato si usava la metrica per leggere i poemi, si cercava di dare un ritmo. spesso vedo gente in mezzo ad un palco che si crede chissàchi e inizia la sua pomposa lettura. penso che per tanti sia davvero la morte della poesia, ci vuole passione, ci vuole cultura, conoscenza. Come puoi far piacere Dante rendendolo semplicemente simpatico, alla mano, moderno. devi capirlo, devi renderti conto di quanto sia grande l’universo che percorre per capire che non è semplicemente il tifo per una squadra di calcio. alle volte ci farebbe a tutti bene riprenderci qualche verso e impararlo a memoria, ma chi ha voglia di perdere tempo per il bello?

“…davanti ad un mare, venerato…”


gli anni peggiori

maggio 2, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "And Muz"

c’è un film che s’intitola Little miss sunshine, del 2006 di Dayton. Sul finale del film c’è una frase bellissima,

Conosci Marcel Proust? Scrittore francese, perdente assoluto: mai fatto un lavoro vero, amori non corrisposti, gay; passa vent’anni a scrivere un libro che quasi nessuno legge, ma è forse il più grande scrittore dopo Shakespeare. Comunque, arrivato alla fine della sua vita, si guarda indietro e conclude che tutti gli anni in cui ha sofferto erano gli anni migliori della sua vita, perché lo hanno reso ciò che era. Gli anni in cui è stato felice, tutti sprecati: non gli hanno insegnato niente. (Frank)

Ecco trovo fantastica l’idea di pensare che alla fine saranno proprio gli anni più pesanti, gli anni che volevi solo che passasero di fretta a lasciarti di più. Ci avete mai pensato? In effetti è vero, mi trova pienamente d’accordo questo pensiero. Oggi forse le cose ci vanno male, ma tutto ciò è necessario per il domani. Po,i certo, anche domani le cose andranno male ma in modo diverso. Siamo fortificati dalle nostre sofferenza, “ciò che non uccide ci fortifica”.

Arrivano dei giorni grigi, che iniziano male, e non riescono a prendere una piega. Che stanno in un limbo. Succedono solo eventi a metà. Siamo felici, ma non quanto vorremmo esserlo. Siamo tristi ma ci sono momenti in cui lo siamo stati di più. Non è nè bianco nè grigio. Siamo in quella nebbia di sentimenti ed emozioni che ci fa sentire bene, ma poi chiudendo gli occhi un velo di tristezza arriva. passa e porta via. e alla fine a te rimane solo quel vuoto ancora da rimepire ma non si sa con cosa.

Ieri ho visto le stelle. Le ho viste di nuovo. Dalla città non rendono come dalla campagna. Qui ci sono tutte le luci che le nascondo, invece quel cielo aperto senza case attorno le rendeva nitide. Era tanto che non le guardavo, e forse il pensiero torna a dei passati, poi alla fine torna ma bisogna andare avanti. C’erano le stelle ora, ci sono le stelle adesso. Sognare lontano in quei mondi che mai potremo raggiungere, che mai potremo conoscere e capire che le giornate valgono la pena essere vissute.

“… la strada e’ sempre buia se prima non guardi dentro te…”


poi è lo stesso

marzo 8, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "adebsenator"

“generale cosa dobbiamo fare?”. è solo questione di orari. quello che cambia nella vita è renderti conto di essere un puntino perso nello spazio. valere poco, non valere nulla. se ci penso mi rendo conto che domani le cose finiranno e tutto tornerà più chiaro. non c’è nemmeno più il tempo per vedere un film. non vogliamo nemmeno più impegnarci, stancarci. solo avere tempo per noi. allora quando il soldato ci viene a chiedere cosa dobbiamo fare noi gli risponderemo di darci una spada e di combattere.

arriva poi un momento in cui tutto pare essere chiaro e limpido. in cui ti rendi conto di come devi lottare, di cosa devi fare. che la testa giù la devi mettere, senza fare storie, senza vedere gli altri cosa fanno. solo tu e i tuoi obiettivi. non possiamo lamentarci domani che non sappiamo fare qualcosa se in passato mai ci abbiamo provato. più ci mettiamo alla prova oggi più sapremo resistere ai duri colpi della vita.

ormai la bussola non segna più il Nord da qualche mese. tanto nessuno ci verrà mai a salvare. stiamo seduti in silenzio ad aspettare che tutto finisca. che le onde ci sovrastino fino a sommergerci. però, là in quelle acque, lontano da tutti senza possibilità di tornare ho capito dove volevo arrivare, chi davvero ero. putroppo mai più potrò dirlo. aiuto.

“…certi applausi ormai son dovuti per amore…”


pensa progetta fai

marzo 7, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "My Buffo"

siediti e scrivi cosa devi ancora fare. nella giornata, nella settimana, nel mese, nell’anno, nella tua vita. pensiamo a cosa c’è ancora da fare. non è tempo buttato. vaghiamo spesso vivendo alla giornata, aspettando che arrivi la rivoluzione a ghigliottinarci e non facciamo nulla per evitarlo. elencare gli obiettivi è un primo passo. sapere dove vogliamo arrivare, quale percorso vogliamo fare. la vita è un tragitto che va solo avanti. noi non possiamo fermarla, al massimo stare a guardarla fermi mentre ci sfugge davanti. primo: pensa a quali sono i tuoi obiettivi.

a questo punto sappiamo dove si vuole arrivare. pensiamo ora a come arrivarci. Quali sono i nostri mezzi? chi siamo noi? cosa possiamo fare, cosa non sappiamo fare? possiamo imparare? cos’è che ci manca per arrivare a quell’obiettivo. tempo? volontà? quali sono quei tasselli che non ho. dove li posso prendere?! chi ci è riuscito, come ha fatto? pianificare. a breve medio e lungo termine. ma non stiamo fermi. per vincere una guerra ci vuole t attica ma anche azione. qui si organizza, dopo si agisce. secondo: pianificare.

ora basta, alzati e vai a fare quello che devi. piantala di lamentarti, smettila di piangerti addosso non serve a nulla. e nemmeno la compassione degli altri ti aiuta. siamo noi che dobbiamo lottare.  siamo noi quelli che sono in campo. non i nostri tifosi, non i nostri amici. noi. ogni tanto dobbiamo chiedere aiuto e farci aiutare, ma se volgiamo avere salde basi dobbiamo essere noi a lottare. dobbiamo essere noi a buttarci nel fango. imparare e soffrire tanto, ma vivere. terzo: si va in scena.

“…oh, m’ispiri il Signore dal cielo…”


sei come me

marzo 6, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "Stigs"

perchè tu in fondo sei come me. pensi che nessuno sia cattivo, è semplicemente che non capiamo il suo di punto di vista, e che a volte si fanno scelte sbagliate. Anche tu ti fidi dell’altro, anche se in passato ti hanno sempre deluso, raggirato. Tu sei meglio di me. E’ più forte di te. Ti comporti come se all’altro importasse davvero qualcosa, come se l’altro fossi tu. E a volte davvero non ce la faccio. Ti vedo e trovo in te tutti gli errori che ho fatto nel corso di questi lunghi anni. Vorrei dirti quali evitare e quali no, ma non riesco. Ho preso certe botte che mai mi sarei aspettato, e che alla fine mi son servite ben poco. Altre mi hanno portato qui di fronte a te.

Non riesco a dirti che hai sbagliato qualcosa, forse ciò che io avrei voluto era diverso da quello che serviva o che tu volevi in quel momento. Non è la migliore delle scelte possibili, ma le regole le fai tu, mica io. Anzi no, le regole le fa chi vince. Chi, davvero crede che il mondo si possa e si debba cambiare. Nemmeno tu sei sempre convinto di quello che fai, ma ci metti comunque il cuore. Nemmeno tu pensi sempre di avere ragione, anzi fai  tanta di quella ginnastica per metterti nei panni dell’altro che hai quasi paura a vestire i tuoi di panni. Vivi con l’idea che è sempre l’altro ad avere l’idea migliore, a te capita solo a volte. Vivi con la paura di non arrivare alla fine della tua giornata. Anche a te da fastidio litigare con una persona, vorresti ragionare e capire dove sta la ragione per andarci assieme. Anche tu spesso sacrifichi più te stesso per non avere problemi con gli altri.

Ti assicuro che di rimpianti ne ho quanti ne vuoi. Delle volte mi siedo sul letto e mi vien da pensare come sarebbe la mia vita se avessi fatto scelte diverse. se avessi incontrato le stesse persone ma in altri momenti. se ci fosse qualcuno accanto a me. delle volte so che guardi il cellulare sperando che qualcuno ti scriva perchè gli interessa farsi sentire, sapere che c’è. senza che ci sia un vero perchè. Fa strano ma io quel messaggio lo aspetto da una vita e non arriva, ma nemmeno a te. se no quel cellulare non lo guarderesti più. se no semplicemente risponderesti, manderesti messaggi.

Quando sei sulla vetta della montagna per raggiungerne una più alta devi scendere per poi risalire lungo un’altra valle. Non è  facile. non è possbilie. Se pensi a quanto ti aspetta ancora della vita e a quanto sei stanco ti rattristi, però…

però delle volte ci sono quelle giornate piene di sole, di aria calda e di bei momenti che ti fanno capire che è davvero possibile un domani. Ti fanno sperare che le cose potrebbero andare meglio, domani. Che non siamo solo delle facce, ma delle persone, che valgono qualcosa. Che abbiamo anche noi un cuore e a qualcuno interessa davvero come stiamo. Tu non smettere mai di provare emozioni così forti, perchè se no finirai per spegnerti ingrigirti e diventare così distante da chi sei davvero che non ti riconoscerai più.

“…basta un giorno così…”


fare domande

febbraio 23, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "esonoronte"

quello che importa non è dare la risposta giusta, quella la può dare chiunque. ciò che conta è fare la giusta domanda. non è un paradosso. a rispondere sono bravi tutti, a rispondere dai informazioni e sta alla tua bravura dire ciò che ti serve. una risposta può essere evasiva o comunque è il meno. Quello che davvero conta è sapere cosa chiedere. Essere precisi, concisi e immediati. Tendiamo troppo spesso a chiedere informazioni generali, di cui non ci interessa molto o comunque da cui possiamo trarre pochi fatti. Conoscere una persona da che domande fa. da che cosa gli interessa davvero, non da quello che ti dice.

io non credo che finirò bene la mia partita. giochiamo in inferiorità numerica. gli altri sono più forti. il campo è malconcio, e siamo pure in trasferta. non ci credo davvero. Abbiamo fatto un gol all’inizio ma poi da allora è stao l’infermno, 10 contro 11, 9 contro 11. e poi cosa fai? stringi i denti e resisti. corri il doppio, fatichi il doppio, urli il doppio. no, penso che questo secondo tempo che sta per iniziare non lo finirò, terminerà prima. perderemo e non sapremo reagire. però vedo i miei compagni di squadra, ci guardiamo in faccia, nessuno ci crede. nessuno. Allora sì, tutti ce la faremo, tutti siamo sulla stessa barca ed è allora che si può vincere.

poi il sogno finisce. ti svegli e resta un vago ricordo. però il sogno in quel momento era tutto. però al sogno ci credevi davvero. in quel breve istante sognavi e non c’erano leggi se non le tue.  non c’erano mondi se non i tuoi. eri libero, ma limitato. il problema è che vivere sognando è brutto, quando poi ti risvegli è una tragedia. vivere per un sogno anche. perchè tanto non si realizzerà mai come tu vuoi, è solo questione di piccole o grandi imperfezioni e tutto, davvero tutto muterà per sempre.

“…she’s got a ticket to ride…”


accade comunque

febbraio 18, 2011

tratta da flickr.com dall'album di "Daniel Leicher"

ci riflettevo oggi. qual è la nostra percezione del mondo per ciò che non ci tange. è il solito discorso della “misrabilità”: finchè io non ho conseguenze da quel fatto per me è come se non fosse accaduto. in ogni caso per me, per noi qualcosa esiste soltanto se ne veniamo a conoscenza. L’assurdo è più legato alla vita quotidiana dei singoli, che non al villaggio globale in sè. Posto il problema vediamo ora di analizzare due aspetti fondamentali legati a ciò.

1. la nostra vita è continuamente influenzata dal mondo esterno. la nostra vita è un continuo di situazioni, di cause e di conseguenze. diciamo che c’è una direzione lungo cui siamo noi a muoverci, e c’è però uno spazio che ci vincola. ecco pensiamola così. lo spazio è il mondo esterno la linea la nostra vita, il percorso le nostre scelte. pensateci, due persone non si vedono da mesi, non vuol dire che non esistono l’uno per l’altro. io posso benissimo pensare a lui ogni giorno e non comunicarglielo. lui si è messo in testa che non è nessuno per me, mentre per me è un caro amico. il problema è che spesso non potersi rendere totalmente conto della relatà attorno a noi ci porta a imboccare traiettorie che apparentemente sono correte, ma che poi si rivelano totalmente errate, che non portano a nulla. da nessuna parte.

2. l’altro grosso problema è la percezione che noi comunque abbiamo di queste realtà. già perchè mettiamo pure il caso di riuscire a sapere tutto, ciò che assolutamente è ignoto a noi, è l’altro. è il peso che le persone danno alle loro azioni. pensateci. entrate in università, vedete una vostra compagna di corso, due secondi la guardate negli occhi, “ciao”. Per te magari non è nulla, per lei invece è un raggio di sole nella giornata(magari gli piaci, magari era triste, etc…). Ciò che in qualche maniera riusciamo a prevedere sono i pesi che i nostri amici danno alle nostre azioni. ma nella vita di sociale di tutti i giorni è molto difficili valutare questa importanza. l’unico consiglio che vi posso dare, è quello di trattare comunque tutti come se fossero persone e non individui con un fine. uno scopo. rendere comunque la persona unica riesce a spiegare perchè a volte gente appena conoscitua sa essere così disponibile.

“…ma quante braccia ti hanno stretto per diventar quel che sei…”


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