
tratta da flickr.com dall'album di "Iván Cabrera"
c’è una statua in mezzo a quelal piazza. ce l’hanno messa anni fa dedicandola al fondatore del paese. ci hanno fatto una festa, di commemorazione. tutti assieme. tutti a ricordare quanto fosse stato importante per ogni abitante. è lui che ha progettato le case. è lui che ha fatto arrivare i cavi elettrici e quelli del telefono. è lui che ha fatto pressione per far costruire la chiesa. prima le persone vivevano sperdute e non sapevano a che comune fare riferimento. uniti, sacrificandosi hanno ottenuto qualcosa, una casa. un paese.
passa una generazione. e già i ricordi sono idealizzati. gli sguardi rivolti altrove. ciò che si è non basta più, bisogna spingesi oltre. allora iniziano a portare la scuola, una bibiloteca, un teatro. i figli dei fondatori questa terra se la ricordano ancora vuota e deserta. attorno il nulla. è stato fatto qualcosa e c’è un dovere morale di continuare l’impegno dei nostri padri. qualcuno ci crede, altri di meno. qualcuno va in città, altri restano, è la loro vita. è tutto ciò che hanno avuto, e che possiedono.
passa una generazione. ora è tutto diverso. i giornali arrivano periodicamente. si sono fatte costruire strade che attraversano il paese. l’acqua è addirittura portata da una conduttura. la gente ormai cresce e appena può scappa, va dove c’è futuro. dove le strade non puzzano di vecchio. scappano da quei luoghi così lontani e così diversi dai loro sogni. e così alla genrazione successiva quel paese sarebbe stato soltanto abitato da qualche vecchio. un paese morto. dimenticato e troppo stretto per poter sognare. ma rimane quella statua, quel fondatore che ha saputo sognare, lui. noi, purtroppo dimentichiamo troppo spesso come si faccia e che sapore abbia.
“…finchè Ataualpa o qulache altro Dio…”
Pubblicato da =Luca= 
