
Ho appena finito di leggere “Su con la vita, Charlie Brown – Come affrontare i problemi di ogni giorno con l’aiuto dei Peanuts” di Abraham J. Twereski. Non è un romanzo nè un album di fumetti. E’ un saggio su piccoli consigli pratici per la vita di tutti i giorni. L’idea buona dell’autore è quella di affrontare grosse tematiche (amore, senso di colpa, responsabilità, autosima…) tramite riflessioni sue personali e vignette scete dei Peanuts.
Lui è uno psichiatra, non è quindi l’ulitmo arrivato, ciò che dice può sembrare terribilmente banale, come d’altrone lo sono i Peanuts, salvo che non ci fermiamo un attimo, e scaviamo più a fondo. Qualcosa di vero e di utile ci sarà. L’idea vincente del libro è tirare fuori le idee come noccioline, peanuts. Si può leggere a pezzi, la concentrazione è minima, lo puoi fare sul tram in piedi pigiato. E soprattutto è un libro che comunuq ti può sempre parlare.
Leggendolo mi sono reso conto di come in realtà alcuni problemi che espone sono propriamente miei, mi hanno davvero colpito i casi reali che espone (senza fare nomi certo!), perchè sono vivi, sono comuni, hanno quell’irrazionalità tipica dell’uomo, ci fa sentire le sue idee e i suoi consigli ancora più vicino. Se non volete comprarlo, fatevelo imprestare, non vi ruba assolutamente tempo, riempe quei piccoli buchi di nulla e vi lascia anche qualcosina, qualche…nocciolina.
Pubblicato da =Luca= 
Barbari (Alessandro Baricco, 2007)

Una questione privata, Beppe Fenoglio (Einaudi, 1963)

Sulla strada
gennaio 14, 2011ho appena finito di leggere “Sulla strada” di Jack Kerouac. E’ stato un viaggio davvero bello, ve lo consiglio.
La trama non è fondamentale, non è quello il nucleo centrale della narrazione. Ciò che davvero lascia senza parole sono le diverse realtà che si incontrano. Spesso la gente dice che ama viaggiare e conoscere diverse culutre, poi però va a mangiare la pasta all’estero. Ecco. Il concetto chiave del libro è che non ti inegna come viaggiare e come sentirti libero. Te lo racconta, che è ben diverso.
Questi giovani che vengono ritratti in viaggio, sempre in cerca di qualcosa di nuovo, di irraggiungibile, che nemmeno loro sanno cosa. E’ sì il ritratto della Beat Generation, ma è pure il ritratto di tanti di noi. Un non sentirsi mai arrivati e soddisfatti. Un voler sempre provare emozioni forti. Capire che la routine non è vita per noi. Che il viaggio è ciò che conta. Che scorrazzare liberi su macchine masticando asfalto. Vedendo città lontante e sconosciute. Essere inquieti. Pensare che se domani il mondo finisce non ho vissuto appieno, e rendersi poi conto che questa voglia di vivere e sentirsi vivi deve poi cessare.
Il ritratto che fa dell’america di fine anni ’40 è a dir poco stupendo. Realistico, fotografico. Con un solo criterio, che trasmetta emozione. La poetica è quella, che tu possa sentirti seduto in quella macchina. A respirare quell’aria, a vedere quei luoghi. A sentirti anche tu continuamente precario, senza meta ma con tutto il mondo davanti. Non avere vincoli.
La sequenza più bella di tutto il libro è quando, in viaggio in Messico, si trovano immersi nella natura. A vedere alberi, cieli stellati e tramonti mozzafiato. Eccoli. Arrivati al culmine di quel loro viaggio emozionale, ma volendo ripartire.
Concludendo, ho trovato tantissime analogie con i giovani di oggi. Con certi discorsi che sentiamo. Con certe realtà con cui sono a contatto. Il fatto è che pur essendo passati sessant’anni, l’inquietudine che ci sentiamo dentro è sempre la stessa. E non cesserà mai, se non viaggiando, se non sentendoci su un filo. Il problema è che il tempo passa e prima o poi bisogna rendersi conto che non si può sempre viaggiare come si faceva in passato, bisogna cambiare. e fa paura.