…Questa è la vita, non ce n’è un’altra, questa è la vita! È reale, a volte fa un male del cazzo, però è tutto quello che abbiamo…
La mia vita a Garden State… e così dopo tanto tempo, dopo tutte le volte che me l’ero promesso ce l’ho fatta! sono riuscito a vederlo… e aveva ragione quel caro amico, è un film che non ti lascia impassibile. Perchè alle volte sappiamo che un passo lo dobbiamo fare, ci ripromettiamo di fare una cosa per noi e poi non la facciamo, la rimandiamo a domani perchè pensiamo sia migliore… che sia leggere un libro, ascoltare una canzone o vedere un film…
…it’s cold when you fade into the wind…
E’ la storia di Andrew “Large” Largeman, ragazzo che si è trasefirto dal New Jersey a Los Angeles. E’ un aspirante attore, ha anche fatto qualche parte qua e là. Il film inizia con la chiamata del padre che lo informa che la madre è morta, annegata nella vasca. Così Andrew si ritrova a dover tornare verso un passato da cui nove anni prima era scappato, e con cui non aveva più avuto contatti. Ritrova gli amici, ma in ogni sua azione si nota un’apatia e una sorta di impossibilità a èrpvare emozioni. Mentre sta aspettando per una visita medica, causata dai mal di testa e dall’enorme quantità di medicine, incontra una ragazza, Sam! Iniziano così a frequentarsi, a conoscersi, a capirsi. Andrew inizia a cercare sempre più dentro se stesso, tira fuori tutto quello che aveva dentro! Veniamo a scoprire che è stato lui ad aver paralizzato la madre, spingendola, e quindi sbattuto in collegio. Seguiamo poi Andrew, Sam e l’amico Mark alla ricerca di un reglao, l’addio per la partenza. E così ai piedi di un canyon profondo, sotto la pioggia esce tutta la rabbia, tutto il sentimento. Andrew torna poi a casa.
…I don’t want you thinking I’m unhappy…
ed eccoci arrivati al finale… che ho trovato davvero stupendo! Il regalo era la collana della madre, un ricordo che meritava di stare con lui e non nella tomba! Così poi Sam e Andrew hanno un bel dialogo nella vasca in cui è morta la madre, tutti vestiti e bagnati, ma al sicuro e protetti. Dopo una notte insonne a finaco a Sam, Andrew decide di affrontare e andare a parlare col padre. A chiarire un rapporto che si era compromesso con l’incidente della madre. Capisce veramente che non bisogna sentirsi bene e felici. ma semplicemente sentendosi bene! E se anche il sentimento è di dolore, sarà comunque una liberazione. Andrew inizia a capire cosa vuoel dalla vita. E dopo aver quasi chiesto a Sam di aspettarlo, di darlgi tempo..finalemente sceglie e sta con lei!
…Lift the mattress off the floor…
Già..perchè un film non ti lascia indifferente! non sempre! alle volte ne vedi uno e non è nulla…altre volte invece sembra che quel film ti stia parlando, che abbia sempre cercato di parlarti! O forse eri tu, che non ti volevi ascoltare. Solo che costa ammetterlo, costa davvero tanto! e così ti ritrovi a ragionare su quello che hai capito, che ti ha trasmesso…perchè le cose sono già dentro di te, solo che a votle dobbiamo solo saperle tirare fuori.. e non è facile. Per Socrate ci voleva la maieutica, per me ci vuole davvero forza di volontà.
…and we live in a beautiful world…
Il nostro probelma è che ci relazioniamo male col nostro passato! con quello che ci è successo. A volte patiamo più di quello che dovremmo, ci portiamo pesi addosso ben più pesanti di quello che sono in verità. E non ce ne capacitiamo. Come è possibile? E’ forse dovuto al fatto che comunque siamo molto sensibili dentro e restiamo spesso segnati…in bene o in male. Ma comunque dobbiamo imparare ad accettarla la nostra infanzia, la nostra adolescenza e le nostre tappe di crescita! con gli errori più o meno gravi. Solo così potremmo poi inziare a provare qualcosa della vita. Solo che a votle ci chiudiamo a riccio e vogliamo vivere soli nel nostro mondo, spinoso e chiuso e guai a chi entra…
…gold teeth and a curse for this town were all in my mouth…
E’ che a volte perdiamo la nostra identità! quella vera. Siamo noi stessi, certo. Ma non fino in fondo. Entriamo in contraddizione. Capita spesso nelle situazioni nuove o quando c’è un forte pericolo. Iniziamo a estraniarci da noi stessi. A comportarci uniformandoci, perchè è così che si va avanti… ma poi alla resa dei cnti, quando ti chiedono “come stai?” e tu rispondi “bene” in realtà sai benissimo che dietro c’è qualcosa che non va. E mi sto accorgendo che mi ero perso. Ma grazie ai miei amici di sempre, ai miei nuovi amici dell’università sto ritrovando chi ero e cosa volevo. Non era questione di obiettivi, di rslutati o sfide. Era essere se stessi… perchè finisci per essere una persona che nemmeno tu conosci. Che si comporta così per chè tutti lo fanno, ma che non si rende conto che in realtà se era qualcuno, se c’era una scintilla in lui era porprio dovuta a quell’unicità! a quel suo voler esser fuori dagli schemi, per piccole cose, am essere fuori, se si sta dentro, a nostro modo…finiamo per morire, piano piano.
“…gli spararono per amore, per non farlo cantare più…”